Marketing: l’ultima frontiera

Se possiamo identificare tre parole chiave per comprendere il marketing, queste sono: informazione, comunicazione e processi.

Marketing: l'ultima frontiera

photo credit: LauraLA2008 Spock VS Toy Story via photopin (license)

La trasformazione digitale ha portato il marketing (parafrasando Star Trek) verso la sua “ultima frontiera” dove informazione, comunicazione e processi pervadono praticamente ogni aspetto delle attività d’impresa, andando ad impattare non solo sulle aziende ma anche sul mercato e sulla vita stessa delle persone.

Fare marketing significa conoscere, comunicare e stabilire un rapporto; oggi questi tre verbi sono declinati nel mondo pervasivo e connesso della rete, che mette in contatto i processi produttivi con quelli di vendita, passando per le nuove modalità di interazione tra consumatori e brand

In questo blog ci siamo occupati un po’ di tutti gli aspetti del marketing e, più di recente, anche dei collegamenti tra questa disciplina e realtà come l’IoT e gli ERP. Stavolta cercheremo di fare una panoramica di come fattori come l’intelligenza artificiale, i big data, i canali digitali di comunicazione, le informazioni ed i processi aziendali impattino sul marketing moderno per renderlo efficace in un contesto in continua evoluzione.

Informazioni

Alla base del marketing ci sono le informazioni sui prodotti, sul mercato e sui clienti sia potenziali che effettivi. Quello che si cerca di fare è raccogliere dati sui contatti e proporre loro messaggi rilevanti in funzione dei rispettivi interessi in modo sempre più personalizzato.

È chiaro che quanto meglio conosciamo i nostri interlocutori, tanto più riusciremo ad essere efficaci; tuttavia preferenze e comportamenti cambiano nel tempo – così come le tendenze del mercato – quindi questa raccolta di dati è un processo dinamico ed “adattivo”.

La cosa più importante, tuttavia, è la capacità di armonizzare e collegare fra loro queste informazioni, indipendentemente dalle loro caratteristiche particolari, formato e provenienza.

Comunicazione

Il marketing è relazione (c’è che dice “conversazione”), proprio perché il suo scopo è quello di mettere in contatto domanda ed offerta in entrambe le direzioni: il mercato va studiato per comprendere i bisogni e le opportunità che ne derivano, mentre i consumatori vanno identificati in funzione delle loro caratteristiche, esigenze specifiche e propensione all’acquisto; infine occorre stabilire un rapporto condiviso con la propria audience.

Purtroppo comunicare, di per sé, non è semplice né scontato; inoltre la sovrabbondanza di media e di informazioni disponibili rendono sempre più difficile essere percepiti in modo chiaro rispetto ad un assordante rumore di fondo. Non solo: ciò che si riesce a dire deve andare direttamente al punto, dato che tutti hanno fretta e non sono disposti a perdere tempo su ciò che è irrilevante.

La comunicazione, quindi, deve essere potenziata dalla conoscenza derivante dalle informazioni, deve risultare stimolante, interessante, autentica e pertinente; solo così c’è una speranza che qualcuno ci ascolti e si lasci guidare da noi per prendere coscienza di un’esigenza che possiamo soddisfare attraverso i nostri prodotti e servizi.

Processi

Informarsi e comunicare comporta predisporre una serie di strumenti automatizzati, dato che è impensabile eseguire in modo interamente manuale compiti come la gestione dei contatti, la loro profilazione e segmentazione dinamica, l’invio di messaggi attraverso molteplici canali e la personalizzazione di tali messaggi.

La risposta a questo problema è rappresentata dall’automazione del marketing in senso lato, in un’ottica che – in prospettiva – deve includere ogni aspetto delle attività connesse a campagne e promozioni, lead nurturing e rapporti con la forza vendite, CRM e programmi di fidelizzazione.

La marketing automation è una questione di tecnologie ma soprattutto di processi, ovvero di procedure flessibili ma “programmabili” secondo una serie di flussi logici adattivi, descrivibili come una specie di macro-algoritmo (work-flow).

Canali digitali

Il marketing ha iniziato a trasformarsi profondamente da quando Internet si è insinuato nella nostra vita, ha introdotto strumenti come la posta elettronica (extra-aziendale) e modificato in modo sempre più dirompente il rapporto tra consumatori e mercato (disintermediazione, possibilità di scelta, comunità di utenti, eccetera).

Gli ultimi agenti trasformativi (in ordine di tempo) sono la disponibilità di dispositivi mobili per connettersi alla rete e la nascita dei social media: luoghi di incontro virtuali in cui le relazioni tra le persone mutano (in parte) la loro stessa natura e cambiano il modo di vivere, informarsi e comunicare.

Il marketing moderno non può che adattarsi in modo da presidiare efficacemente ogni tipo di canale digitale e (se possibile) integrarlo con il mondo “offline” – pensiamo ad esempio allo shopping tradizionale in negozio. In una situazione ideale, il digital marketing dovrebbe essere parte dei processi automatizzati ed estendere la loro portata ad ogni tipo di interazione e punto di contatto tra clienti ed aziende: email, sito web, pubblicità online, app mobili, SMS, social network, motori di ricerca, eccetera.

IoT

L’ultima tendenza tecnologica in grado di introdurre (se mai ce ne fosse bisogno) un ulteriore fattore trasformativo, è la diffusione massiccia di oggetti intelligenti e connessi, capaci di raccogliere informazioni “sul campo” (e controllare processi) in ambiti che vanno dalla produzione industriale alla logistica, dai trasporti alla domotica, dalla gestione dell’energia o del traffico alla sanità, dalla domotica al fitness (dispositivi indossabili).

Si tratta dell’Internet delle cose e di come questo strumento rappresenti un ulteriore canale per la raccolta di dati (ed, in parte, persino per l’interazione coi contatti) che il marketing deve introdurre tra i ferri del mestiere del suo arsenale digitale.

Inoltre, IoT e tecnologie come la realtà virtuale ed aumentata da un lato stanno letteralmente rivoluzionando l’esperienza d’acquisto online ed offline e dall’altro consentono di profilare in modo ancora più accurato l’audience.

ERP (e CRM)

Come abbiamo visto, l’IoT ha risvolti importanti nelle attività aziendali: dalla gestione operativa all’intelligence, dall’offerta di prodotti e servizi al marketing. L’integrazione tra IoT ed ERP è dunque indispensabile per inserire questa nuova potente tecnologia nei processi e nei flussi informativi, così da consentire una produzione più snella ed efficiente, una gestione di magazzino razionale, una logistica puntuale ed ottimizzata, ma anche un rapporto più stretto tra progettazione e realizzazione, maggiori risparmi grazie alla manutenzione predittiva, una fatturazione più precisa ed una migliore conoscenza del proprio ecosistema di mercato – tanto per citare alcuni tra i vantaggi principali.

Ma anche marketing e vendite sono connessi agli ERP ed all’utilizzo dell’IoT: in particolare il punto di contatto tra queste aree è il CRM, in cui le informazioni sui clienti e sui prospect convergono; nuovi tipi di dati arricchiscono le conoscenze sui profili di ciascun contatto, mentre l’IoT potenzia sia la comunicazione di marketing che i processi di vendita – inquadrando il tutto sotto il più ampio ombrello di un sistema ERP davvero completo.

Un’ulteriore necessità, è perciò rappresentata dal fatto che l’ERP moderno deve essere integrabile con tutte queste funzioni aziendali “collaterali”; per questo, l’ideale è che si passi da una struttura rigida ad una piattaforma aperta e flessibile e, per incontrare le esigenze di aziende di ogni tipo e dimensione, abbracciare il modello del cloud computing e dei microservizi.

Big Data ed intelligenza (artificiale)

ERP ed IoT, insieme coi canali digitali di comunicazione del marketing, producono (e consumano) una mole sempre più elevata di dati: pensiamo ad esempio alle informazioni generate dalle automobili connesse, dai processi industriali robotizzati, dalla logistica intelligente o dagli elettrodomestici 4.0.

Oltre al problema di raccogliere, correlare, normalizzare e memorizzare tutti questi dati, quello successivo consiste nel farne un utilizzo proficuo ricavandone conoscenza; da tempo esistono strumenti specifici (un tempo si parlava di data warehousing o di data mining) ma la dimensione dei dati (e del problema) oggi cresce in modo esponenziale, per cui occorrono tecnologie all’altezza.

L’intelligenza artificiale ed il machine learning rappresentano la strada giusta da seguire per imbrigliare la conoscenza e gestirla, nei macro come nei micro processi: dall’analisi dei trend all’interazione con gli utenti attraverso chat bot, dalla ricerca di connessioni nascoste all’interno dei dati ai motori di raccomandazione per suggerire automaticamente i prodotti più adatti a ciascuno.

Marketing

In conclusione, il marketing si trova in una posizione che potremmo definire “baricentrica” rispetto ai cambiamenti che la tecnologia digitale ha comportato per le imprese e la società, e non può che recepire in modo puntuale sia le nuove tendenze che gli strumenti disponibili.

Ma occorre anche che gli addetti ai lavori maturino una nuova consapevolezza ed una sorta di mentalità digitale, che sappiano conoscere ed utilizzare al meglio tutti i tool disponibili e che riescano a trovare un linguaggio adatto a comunicare meglio col pubblico.

Se l’intelligenza artificiale aiuta persino la profilazione dinamica e la creazione di contenuti su misura, i punti di contatto sono sempre più numerosi e la comunicazione multicanale è sempre più coerente, pervasiva, ubiquitaria ed uniforme, rimane pur sempre il problema di interpretare l’offerta, definire le strategie più adatte, implementare la tecnologia e mantenere nel tempo il controllo dei processi così come delle relazioni con clienti e prospect.

Per questo occorrono skill specifici ed una cultura che, non sempre, è possibile reperire all’interno dell’impresa ma che risultano accessibili attraverso risorse esterne di tipo consulenziale o aziende specializzate, come Teraplan.

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Perché integrare il Digital Marketing con IoT ed ERP

In un recente articolo in cui abbiamo parlato di IoT ed ERP, abbiamo accennato ai vantaggi che l’integrazione di queste due tecnologie può portare al settore della vendita al dettaglio; prendiamo dunque spunto da quanto è stato scritto per introdurre la necessità di far entrare nel loop anche il Digital Marketing.

Perché integrare il Digital Marketing con IoT ed ERP

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In una situazione ideale, un sistema ERP (che oltre a gestire i processi si occupa di prodotti, di vendita e di clienti) dovrebbe includere (o essere integrato strettamente con) funzionalità per il CRM ed il marketing.

Il Digital Marketing deve agire in modo sinergico con i sistemi gestionali come gli ERP, dato che nell’era di Internet le relazioni commerciali prendono forma online attraverso sempre più punti di contatto. La figura centrale del cliente, inoltre, va seguita prima, durante e dopo ogni acquisto sia per quanto riguarda gli aspetti transazionali che quelli legati alla comunicazione di marketing

Sappiamo bene, infatti, che forze commerciali e marketing sono strettamente legati – e lo sono ancor di più in una realtà in cui i cicli di vendita si sono allungati, mentre il web ed i social media sono diventati il luogo d’incontro preferenziale tra i brand e la loro audience di riferimento.

ERP e Digital Marketing

Sappiamo bene che per vendere dobbiamo prima trovare i clienti disposti a comprare – e questo è compito del marketing. Ciononostante, spendere soldi in pubblicità, presidiare i social media e mettere a punto un sito web aziendale responsivo – magari capace di generare un buon traffico organico (ovvero spontaneo) – può non essere sufficiente.

Il marketing moderno non può prescindere da un elevato livello di personalizzazione e contestualizzazione del messaggio, e ciò risulta possibile solo se si dispone di informazioni dettagliate sui clienti (sia potenziali che effettivi).

Se la profilazione dei contatti è certamente efficace, una buona integrazione con i processi di vendita è senz’altro raccomandabile per una serie di motivi tra cui:

  • la possibilità di arricchire le conoscenze su ciascun interlocutore
  • l’opportunità di condividere informazioni tra marketing,vendite e servizi
  • il vantaggio di collegare le strategie di marketing agli acquisti precedenti di ogni cliente
  • la capacità di tarare la comunicazione promozionale (ad esempio sugli andamenti stagionali delle vendite) e molto altro

Infine, l’integrazione dell’ERP con i sistemi e le funzionalità di marketing consente di ridurre al minimo il data entry manuale e permette all’azienda di disporre di informazioni più accurate ed aggiornate; ad esempio i venditori o persino gli addetti ai servizi post vendita possono essere messi facilmente a conoscenza di gusti e preferenze individuali e di ogni altro tipo di informazione che possa facilitare le loro interazioni coi clienti.

Quando entra in gioco l’IoT

Parlando di ERP ed IoT abbiamo messo in evidenza quanto i dispositivi intelligenti possano essere d’aiuto nella gestione della produzione, del magazzino e della logistica ma è forse nella vendita al dettaglio che possiamo già vedere interessanti applicazioni ed immaginarne di nuove.

Il marketing digitale, infatti, si occupa anche di superare il divario che si è venuto a creare tra i canali di vendita (e di promozione commerciale) offline ed online. In particolare si parla di effetto ROPO e di showrooming: rispettivamente la tendenza a cercare in rete informazioni sui prodotti che si acquistano in negozio e la possibilità di visionare in un punto vendita ciò che in un secondo tempo si comprerà online (magari a condizioni più vantaggiose).

La geolocalizzazione implementata sui dispositivi mobili può venire in aiuto dei marketer collegando il messaggio promozionale al contesto reale in cui si trova il suo destinatario – magari offrendogli uno sconto su un prodotto a cui è interessato proprio mentre si trova nelle vicinanze di uno store. Tuttavia oggi esistono anche ulteriori strumenti in grado di dialogare direttamente con le app quando una persona si trova all’interno di un negozio: si tratta dei beacon, capaci di ricollegare al marketing online chi si trova temporaneamente “offline” perché magari sta guardando una vetrina.

Mettendo nel loop anche gli addetti alle vendite, il quadro si completa e lo shopping tradizionale diventa anche un punto di contatto web, dove le diverse esperienze si mescolano e si integrano: chi vende e chi compra ha a disposizione molte più informazioni e suggerimenti utili per effettuare un processo di vendita/acquisto soddisfacente e coinvolgente; inoltre i sistemi di back-end sono aggiornati in tempo reale con tutti i dettagli che riguardano, ad esempio, la gestione contabile o quella delle scorte di magazzino.

Ma i beacon non sono l’unico esempio di dispositivi intelligenti connessi utilizzabili nel retail: la realtà virtuale e quella aumentata possono infatti “simulare” situazioni diverse: dalla progettazione dell’arredamento al camerino di prova digitale in cui l’immagine del cliente viene elaborata in tempo reale per mostrargli come potrebbe stare con un determinato capo di abbigliamento.

Dati e intelligenza

Gli ERP raccolgono (direttamente ed indirettamente) molte informazioni; se a queste si aggiungono i dati di profilazione resi disponibili dagli strumenti di Digital Marketing e la mole di conoscenza provenientedal campo” prodotta dai dispositivi IoT (dalla strada al cantiere, dalla fabbrica al magazzino) allora siamo di fronte a qualcosa che a buon titolo possiamo definire Big Data.

Quindi l’integrazione di Digital Marketing, ERP e IoT è anche una questione di intelligence sulla base di una grande quantità di informazioni (non necessariamente legate ad un dato processo aziendale in particolare e stratificate nel tempo) da cui si può estrarre preziosa conoscenza.
A beneficiarne saranno un po’ tutti, dato che tale conoscenza può far luce su “meta-fenomeni”, ovvero su dinamiche che si basano su altre dinamiche implicite – come in una sorta di schema a scatole cinesi.

Ma per leggere i dati a questo livello occorrono strumenti specializzati (tool analitici, incorporati nei moderni sistemi ERP), in particolare quelli che utilizzano l’intelligenza artificiale ed il machine learning.

Cosa è possibile scoprire con l’analisi dei Big Data? Teoricamente molto – e non solo i fenomeni che influenzano l’andamento delle vendite ma anche in che direzione va il mercato o come viene percepito il brand. Sul piano operativo poi, non c’è che l’imbarazzo della scelta: dall’efficienza complessiva di un processo alla difettosità di un componente, dai percorsi più rapidi (non necessariamente i più brevi) per effettuare le consegne al tempo medio di giacenza in magazzino di un prodotto, dal momento più adatto per effettuare la manutenzione alla gestione proattiva e predittiva di eventuali guasti.

A questo punto possiamo solo immaginare una piattaforma ideale dove ERP, Digital Marketing, IoT, ma anche CRM e BI (Business Intelligence) possano coesistere sinergicamente insieme e fare autentiche meraviglie per le imprese.

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Trasformazione del Digital Marketing: le tendenze che occorre affrontare

Secondo Ian Michiels, ex-CEO di Gleanster Research, molti Direttori Marketing hanno indicato i dispositivi mobili, i social media ed il web come i loro canali di comunicazione di riferimento; tuttavia hanno anche osservato che l’utilizzo di questi strumenti avviene ancora in buona parte attraverso processi manuali disconnessi fra loro.

Tutto ciò è anche complicato dal fatto che le preferenze dei consumatori sono in continuo cambiamento – il che significa che le aziende devono cercare costantemente un modello personalizzato di interazione con la loro audience, ma un tale livello di adattamento e di efficienza è ottenibile soltanto attraverso le più recenti tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale ed il Machine Learning.

Se i Responsabili del Marketing non riescono ad interpretare le odierne realtà, non potranno mettere in campo un approccio efficiente e misurabile al supporto delle attività commerciali dell’azienda; d’altra parte, in un contesto altamente competitivo, non ci si può permettere di rimanere indietro

In concreto, questo significa che occorre modificare i processi nell’ambito del marketing – e questo vuol dire affrontare la trasformazione digitale. In particolare, secondo le statistiche citate dal report: “The State of Digital Transformation” del 2016, a correre più in fretta sono stati proprio i Direttori Marketing, i quali hanno investito ben il 34% del loro tempo nel guidare la transizione verso nuovi modelli di applicazione della tecnologia – contro il 19% di informatici e tecnologi (CIO e CTO).

Cos’è in pratica la Digital Marketing Transformation?

La trasformazione del marketing digitale è un concetto molto ampio, tanto che gli stessi esperti hanno in proposito opinioni differenti. Ad esempio, Brian Solis, Principal Analyst di Altimeter Group, definisce la trasformazione digitale come “un riallineamento delle priorità, o anche l’effettuazione di nuovi investimenti, in tecnologie e modelli di business capaci di coinvolgere in modo più incisivo i clienti nell’ambito di ogni punto di contatto in cui si manifesta la loro esperienza col brand”.

In estrema sintesi, vuol dire adattare l’intera impresa alle nuove realtà digitali odierne, cosa che comporta un forte impatto sui più diversi aspetti delle attività aziendali – ed a questo proposito, Erwin Jansen, co-fondatore diThese Days“, ribadisce che “la Digital Marketing Transformation riguarda la necessità (e la capacità) di allinearsi rispetto alla situazione odierna di clienti, imprese e mercato“.

Naturalmente sono molti i motivi per cui i top manager dovrebbero portare avanti il processo di trasformazione; ad esempio, sempre secondo il report “State of Digital Transformation” del 2016, il 55% delle persone che hanno l’incarico di guidare il cambiamento nelle rispettive organizzazioni, ritiene che esso sia necessario a causa “dell’evoluzione dinamica dei comportamenti e delle preferenze dei clienti”; ma viene anche messo in evidenza che “per il 71% dei responsabili aziendali, il problema principale è quello di comprendere il profilo comportamentale del nuovo consumatore-tipo“.

Perché è importante conoscere le tendenze della Digital Marketing Transformation?

Innanzitutto perché questa trasformazione è essa stessa unatendenza“; come ha osservato Tim Howell, stratega ed autore sul tema del marketing digitale, “la trasformazione è sia la parola chiave più utilizzata che la più forte tendenza con cui qualsiasi impresa si deve confrontare oggi”, aggiungendo che “i marketer devono affrontare il cambiamento, dato che lo fanno anche tutti i concorrenti“.

A questo proposito, Paul Roetzer, fondatore e CEO di PR 20/20, afferma che “conoscere i trend non solo consente di migliorare l’esperienza dei clienti, ma anche di incrementare trasparenza, agilità ed accountability a qualsiasi livello” – dove col termine “accountability” intendiamo non solo l’essere responsabili di qualcosa ma anche la capacità di dimostrare ciò che si riesce a fare.

Il più recente report di Altimeter Group, infine, mostra che il 41% dei Responsabili Aziendali intervistati ha registrato un incremento delle quote di mercato a seguito degli sforzi profusi nei processi di trasformazione digitale e, per il 37%, ciò ha avuto anche un impatto positivo sulla motivazione dei propri collaboratori.

Le principali tendenze che guidano la trasformazione

I Big Data

Un report del McKinsey Global Institute afferma che il volume dei dati aumenta in media del 40% ogni anno; questo significa che, tra il 2009 ed il 2020 le informazioni digitali cresceranno di ben 44 volte mentre, dal canto suo, Oracle ritiene che: “quando i Big Data vengono distillati ed analizzati in combinazione con le tradizionali informazioni, le imprese possono sviluppare una più profonda conoscenza delle loro attività, il che comporta una maggiore produttività, una più incisiva competitività ed una migliore capacità di innovare“.

Daniel Newman, Principal Analyst di Futurum Research, a sua volta aggiunge che il fatto di misurare in modo accurato le performance aziendali tenderà ad acquisire un ruolo sempre più critico ed i Big Data saranno essenziali per comprendere come funzionano le organizzazioni; in pratica tutte le decisioni importanti andranno prese su una base strettamente legata all’analisi dei dati – tant’è vero che oggi si parla di processi (e di imprese) “data-driven“.

Ma i Big Data non sono necessari soltanto per migliorare l’efficienza: essi sono fondamentali anche per conoscere meglio le preferenze ed i bisogni dei consumatori, oltre che per rafforzare e rendere più pertinente (e credibile) la propria presenza sui social media. Infatti, come si afferma nella “CMO’s Guide to Big Data & Social Media” di Magic Logix, “il potenziale, da parte delle aziende, di raccogliere dati e business intelligence operativa ricavandola direttamente dai social media, è enorme – e le imprese più intraprendenti hanno già capito come utilizzare questa risorsa a proprio vantaggio nell’ambito dei rispettivi mercati di riferimento”.

Inoltre Microsoft ritiene che le aziende che basano le proprie conoscenze sui dati possano migliorare il coinvolgimento dei clienti e differenziare meglio l’offerta – ed infine Asier Sarasua, Chief Marketing Officer di MainTool, conclude che “elaborare in modo efficiente i Big Data e comprenderne il significato costituirà un fattore chiave per la digitalizzazione delle imprese nell’arco dei prossimi anni”.

L’Internet delle cose

Secondo IDC, già dal 2016, il 31,4% delle aziende intervistate nell’ambito del Global IoT Decision Maker Survey, avrebbero iniziato ad implementare soluzioni basate sulle tecnologie IoT (Internet of Things), mentre un ulteriore 43% si sarebbe attrezzato per farlo entro i successivi 12 mesi; in aggiunta, il 55% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di ritenere l’IoT un fattore importante per quanto riguarda la competitività; d’altro canto un’azienda del calibro di Rolls-Royce afferma che, grazie all’IoT, è in grado di concentrarsi sulle soluzioni che portano valore aggiunto ai clienti finali anziché sulla gestione delle infrastrutture produttive.

Tuttavia l’IoT non riguarda soltanto l’automazione industriale: nuovi dispositivi intelligenti di tipo “indossabile” stanno già facendo la loro comparsa sul mercato insieme con tutta una serie di strumenti per la domotica; questo consentirà di raccogliere un’enorme quantità di dati grezzi su come le persone interagiscono con questi oggetti, allo scopo non solo di migliorarne le funzionalità, ma anche di garantire una più soddisfacente esperienza d’uso agli utenti. A tal proposito, Daniel Newman osserva che l’Internet delle cose sarà un vero e proprio “motore” della trasformazione digitale, consentendo di rendere più snelle le imprese e più efficienti le infrastrutture urbane; egli ha aggiunto inoltre che “con una stima di 50 miliardi di sensori IoT attivi entro il 2020 ed oltre 200 miliardi di dispositivi intelligenti di questo tipo connessi ad Internet entro il 2030, non c’è alcun dubbio che tale fenomeno sia non soltanto trasformativo, ma che rappresenti anche un punto di discontinuità rispetto al passato – una sorta di gap epocale“.

La realtà virtuale ed aumentata

Andrew Johns, fondatore di Larkswood Digital, sostiene che ” la Virtual (VR) e Augmented Reality (AR) modificheranno il modo in cui le persone lavorano ed aprirà la strada a nuove metodologie per offrire prodotti e servizi ai consumatori; gli utenti, infatti, saranno immersi nell’ambiente (virtuale o reale che sia) che li circonda, potendo disporre di una sorta di ulteriori capacità sensoriali e di una vasta gamma di informazioni aggiuntive sul contesto“.

Oltre che per la simulazione ed il settore ludico, entrambe queste tecnologie risulteranno utili specialmente per le imprese di vendita al dettaglio, consentendo ai clienti di esaminare, provare e persino “toccare” un prodotto prima di comprarlo – anche se la sua controparte reale non è materialmente disponibile (magari perché va ancora letteralmente prodotta, in quanto su misura o realizzata ad hoc). In pratica la realtà virtuale ed aumentata cambieranno radicalmente l’interazione tra le persone ed i fornitori di prodotti e servizi.

Le aziende, infine, potranno incorporare queste tecnologie anche nell’ambito dei loro processi interni, sia per quanto riguarda la formazione che la stessa produzione o la manutenzione degli impianti – nonché godere della possibilità di coinvolgere in modo più completo i partecipanti a riunioni o presentazioni.

L’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale non è una novità ma oggi finalmente, grazie alla maggiore potenza di calcolo disponibile ed a nuovi approcci alla creazione di questo tipo di software, sta iniziando a produrre benefici concreti non solo in settori di nicchia, ma anche in una vasta gamma di attività di impresa. Ad esempio il Machine Learning utilizza algoritmi capaci di gestire i dati in modo estremamente efficiente: a differenza del data mining, esso non richiede analisi da parte degli utilizzatori ma è in grado di produrre risultati solo sulla base delle informazioni elaborate; questa tecnologia, in particolare, è d’aiuto nei processi decisionali, ma anche nell’ottimizzazione dell’automazione del marketing.

Un ulteriore frutto dell’Intelligenza Artificiale è rappresentato dai chatbot: strumenti capaci di gestire un’interazione (relativamente semplice) con interlocutori umani per offrire loro risposte e suggerimenti; in questo settore, giganti come Microsoft stanno facendo attivamente ricerca e Jesus Rodriguez, un esperto di tecnologie ed investimenti, afferma che “i chatbot possono essere anche considerati come il meccanismo capace di offrire intelligenza alle interfacce vocali e, nel prossimo futuro, la loro adozione seguirà la stessa tendenza a cui abbiamo assistito nel campo dei dispositivi mobili e delle piattaforme IoT” – nonostante l’utilizzo dell’I.A. non sia totalmente immune da problemi ed eventuali rischi.

Conclusioni

La trasformazione del marketing in senso digitale è quindi sempre più importante ed i Direttori Marketing ne sono ben consapevoli, dato che questo non solo modifica il modo di operare dei loro dipartimenti, ma anche l’intero contesto di mercato con cui ci si deve confrontare – a cominciare dai consumatori. Per concludere questo post, elenchiamo quindi alcuni punti da ponderare per interpretare al meglio il cambiamento:

  • La Digital Marketing Transformation richiede di adattarsi alle odierne realtà digitali per migliorare efficienza ed efficacia della comunicazione e dell’interazione coi contatti
  • I Responsabili del Marketing devono tenere presente le nuove abitudini dei consumatori per generare lead con un buon potenziale e gestire le relazioni con i clienti
  • È importante capire che questa trasformazione è essa stessa un trend significativo
  • Chi arriva in ritardo avrà difficoltà nel fronteggiare la concorrenza
  • Il cambiamento non è solo un problema da affrontare, ma una fonte di nuove opportunità

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A cosa serve l’IoT nell’ambito di un ERP

In alcuni recenti post abbiamo parlato sia di ERP che di IoT spiegando di cosa si tratta. Adesso è giunto il momento di mettere insieme le due cose.

Se l’ERP attiene al controllo ed alla gestione di tutti i flussi informativi ed i processi che supportano l’operatività aziendale, oltre alle informazioni di tipo tradizionale potrebbe essere utile includere nel sistema anche molti dati provenienti direttamente dal mondo reale; questo eviterebbe infatti il passaggio manuale del data entry, consentendo contemporaneamente di disporre di elementi di conoscenza in real-time estremamente precisi.

L’abbinamento di ERP ed IoT è un approccio estremamente potente, soprattutto per quanto riguarda il collegamento dei sistemi informativi direttamente con gli impianti di produzione, il magazzino e la logistica

Delle varie funzioni operative gestite tramite gli ERP, le seguenti si prestano in modo particolare all’integrazione con le tecnologie IoT:

  • Gestione progetti
  • Gestione della produzione
  • Gestione della manutenzione impianti
  • Gestione dei magazzini
  • Gestione delle vendite
  • Gestione della distribuzione

in quanto permettono di intervenire direttamente sui processi, collegando le informazioni raccolte alla logica di sistema in ambiti che vanno dalla vendita al dettaglio alla pianificazione delle scorte, dalla gestione del parco veicoli alla logistica.

Esempio #1 di ERP potenziato dall’IoT – la gestione delle flotte

Alcune imprese basano il proprio business sul noleggio di veicoli o di macchinari; in entrambi i casi, conoscere lo stato delle attrezzature è indispensabile per migliorare l’efficienza e ridurre gli sprechi.

L’adozione delle tecnologie IoT consente di installare a bordo di automobili, camion ed anche macchine speciali come gru, benne, scavatrici, ecc., una serie di sensori in grado di definire in tempo reale la locazione nel mezzo, la sua velocità di avanzamento, lo stato dei suoi impianti e persino il livello di usura di alcune componenti.

Abbinare questo tipo di informazioni al sistema ERP permette di pianificare meglio l’utilizzo delle flotte, di schedulare con puntualità la manutenzione differibile e di intervenire tempestivamente in caso di potenziali problemi, adeguare la fatturazione all’utilizzo effettivo, evidenziare comportamenti scorretti da parte degli operatori o delle aziende che noleggiano le attrezzature, gestire in modo più efficiente il magazzino ricambi e molto altro. La cosa importante è che i flussi informativi sono integrati e non occorrono interventi manuali per effettuare aggiornamenti; inoltre possono essere prodotti report per evidenziare tendenze, performance e stato dei mezzi.

Esempio #2 – la logistica ed il magazzino

Le aziende che si occupano di logistica in particolare, ma anche le imprese manifatturiere, hanno a che fare con la movimentazione delle merci e la gestione dei magazzini; la tecnologia e l’automazione possono ridurre il volume delle scorte, migliorare la disponibilità di materie prime, prodotti finiti e semilavorati, nonché incrementare la produttività del personale.

Oggi si parla di produzione snella a fronte della possibilità di differenziare l’offerta realizzando prodotti “su misura”; questo significa disporre di una grande quantità di informazioni per poter effettuare una pianificazione efficiente e dinamica delle scorte e dei cicli produttivi. L’utilizzo di tecnologie che consentano l’identificazione e la localizzazione fisica di ogni elemento nell’ambito dell’intera filiera, permette inoltre di conoscere dove si trova ogni pezzo, componente ed oggetto finito pronto per essere venduto o consegnato alla catena distributiva.

Esempio #3 – la fabbrica 4.0

Gli impianti industriali più avanzati hanno portato all’interno della fabbrica una miriade di nuovi strumenti: dai carrelli semoventi a guida autonoma alle macchine robotizzate capaci di eseguire complessi cicli di produzione un tempo effettuabili solo da manodopera specializzata.

Oggi la produzione è “personalizzabile” a livelli spinti ma, come per la logistica, l’accesso ad una grande quantità di dati è indispensabile per la progettazione, per l’introduzione di modifiche e miglioramenti in corso d’opera e per la pianificazione in generale della capacità produttiva.

La fabbrica 4.0, tramite l’IoT è collegata al settore ricerca e sviluppo nonché alle workstation su cui lavorano i disegnatori – e questa interfaccia è bidirezionale: da un lato macchine e robot possono essere programmati grazie al software di progettazione e simulazione, dall’altro una serie di parametri delle linee di produzione possono essere misurati per offrire ai tecnici un quadro completo della situazione; questo consente sia di rendere più flessibili i processi di fabbricazione, sia di migliorarne l’efficienza, prevenire inconvenienti e ridurre i fermi non previsti (cosa che consente di risparmiare parecchio).

È anche evidente che soprattutto questa gestione spinta dei processi produttivi e l’integrazione con le tecnologie IoT prevede, da parte dei sistemi ERP, la possibilità di inserire funzionalità aggiuntive specifiche in un’ottica di creazione di componenti modulari integrabili all’interno di una piattaforma (piuttosto che di un oggetto rigido e monolitico).

Esempio #4 – la vendita al dettaglio

Il web 2.0 e le nuove abitudini di acquisto dei consumatori hanno cambiato le regole del gioco nell’ambito del retail introducendo, accanto alla tradizionale esperienza nel punto vendita, anche le potenzialità commerciali di Internet. Oggi, infatti, le persone si informano sul web prima di fare acquisti e passano spesso dalla modalità online a quella offline e viceversa (dove per modalità offline si intende la visita ad un negozio tradizionale).

Se gli ERP tengono conto del commercio elettronico e della vendita online a livello di processi aziendali, è altrettanto importante poter estendere l’integrazione tra mondo virtuale e reale anche alla vendita al dettaglio, collegando il banco del negozio al sistema; questo permette una gestione contabile più efficiente e puntuale, oltre ad una migliore pianificazione del magazzino sia a livello locale che centrale – inoltre è possibile reperire eventuali articoli non disponibili al momento in un dato punto vendita, ma presenti in un altro negozio affiliato magari poco distante. Infine i commessi disporranno di molte più informazioni supplementari, così da migliorare l’esperienza d’acquisto dei clienti.

Come per la logistica, l’IoT fa la differenza grazie al tracciamento automatizzato delle merci ma, nell’ottica di un retail futuribile, si può fare di più: ad esempio disporre di sensori che prendano le misure dei clienti (parliamo del settore abbigliamento) e passino questi dati alla fabbrica per la produzione di un capo su misura – il tutto integrato all’interno dell’ERP che fa da collante di tutti i processi.

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Cos’è l’IoT: definizione ed applicazioni

Da un po’ di tempo una nuova sigla è entrata nel lessico della tecnologia informatica: si tratta di IoT, acronimo di Internet of Things – ovvero l’Internet delle cose.

Cos'è l'IoT: definizione ed applicazioni

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Le origini di questo nuovo termine (e della tecnologia che ci sta dietro), sono essenzialmente due: la velocità e l’ubiquità delle reti mobili da un lato e la sempre più spinta miniaturizzazione dell’elettronica dall’altro – e non parliamo solo di dispositivi di calcolo ma soprattutto di sensori.

Una definizione sintetica: se un dispositivo è intelligente e connesso, allora parliamo di IoT; in altri termini ci riferiamo ad un piccolo sistema dotato di microprocessore, memoria e network adapter, capace di gestire sensori ed attuatori (oltre ad eventuali display) per collegare una rete informatica al mondo reale ed alle persone

Questo fenomeno è iniziato con (e grazie a) tutto ciò che ha portato alle odierne infrastrutture di telefonia, potenziate per supportare il traffico di dati che le applicazioni utilizzabili con (e mediante) gli smartphone richiedono per offrire i loro servizi.

Una serie di tecnologie abilitanti

Il concetto di utilizzare un elaboratore non solo per gestire le informazioni ma anche i processi, non è per nulla nuovo: dai piloti automatici digitali di navi ed aeroplani agli impianti industriali, da tempo esistono infatti speciali meccanismi capaci da un lato di trasformare dei parametri fisici come temperatura, velocità, posizione nello spazio, forze, umidità, pressione, ecc. in dati numerici, dall’altro di comandare valvole, servomotori, interruttori, ecc.

Parliamo dunque di cibernetica (qualcosa che ha una certa parentela con la robotica ma non è la stessa cosa): una tecnologia che applica l’intelligenza e la flessibilità del software al controllo di un processo a bordo di un veicolo o all’interno di un impianto.

Inizialmente si trattava di applicazioni di nicchia altamente specializzate – come nel caso delle macchine a controllo numerico capaci di effettuare lavorazioni meccaniche (senza un operatore direttamente dedicato) grazie all’utilizzo di un programma – o dell’automazione e del controllo degli impianti petrolchimici.
Oggi gli ambiti di utilizzo sono diventati molto più ampi grazie a due fattori abilitanti fondamentali: la miniaturizzazione dei sensori (accelerometri, giroscopi, ecc.) e la possibilità di sfruttare le reti telefoniche e Wi-Fi per la connessione dati – oltre all’aumentata autonomia dell’alimentazione elettrica dei dispositivi remoti grazie anche al progresso indotto dalla telefonia nel campo degli accumulatori.

IoT: una rivoluzione nata con gli smartphone

La tecnologia dei telefoni cellulari ha subito una svolta epocale con l’annuncio dell’iPhone da parte di Apple nel (lontano) 2007: i nuovi telefoni incorporavano infatti un computer e permettevano di navigare sul web, utilizzare la posta elettronica, fare fotografie e condividerle, produrre e visionare documenti multimediali, ascoltare musica e persino orientarsi grazie al sensore satellitare GPS incorporato (Apple ha depositato più di 300 brevetti legati a tali dispositivi).

Da quel momento in poi è stata una corsa continua verso il potenziamento e la diffusione capillare delle reti di telefonia mobile e le persone (soprattutto i più giovani) scoprirono che il PC non era l’unico (e nemmeno il più comodo) sistema per utilizzare Internet, nonché le nuove applicazioni che ben presto videro la luce – a cominciare dai social network moderni.

Oggi, tramite reti non cablate, possiamo ricevere e trasmettere dati ad una velocità impressionante (parliamo di decine di megabit al secondo), compatibili con il live streaming di interi film o trasmissioni televisive: in pratica ha preso corpo la piena convergenza tra telefono, TV, computer e rete telematica.

Dalla chat e dal selfie ai dispositivi indossabili ed alla guida autonoma

Oggi la tecnologia è come un torrente in piena: assolutamente inarrestabile ed in parte imprevedibile, così ogni giorno c’è una novità. L’IT ha fatto irruzione nel mondo reale e lo sta cambiando (o almeno sta cambiando il modo in cui le persone si pongono in relazione a quello che le circonda): le informazioni, infatti, vengono raccolte direttamente “sul campo” ad al campo ritornano per arricchire il contesto di nuovi significati e fornire inediti servizi.

Alcuni esempi? La realtà aumentata e la “mixed reality“; vediamo di cosa si tratta. Se posseggo uno smartphone ed ho attivato la geolocalizzazione, posso utilizzare un’app che – tenendo conto della mia posizione nel mondo reale – mi offre una serie di informazioni supplementari su una varietà di cose: dai negozi nelle vicinanze alla storia ed alle caratteristiche architettoniche di un palazzo d’epoca o di un monumento (anche solo inquadrandolo nel display), oppure la traduzione in tempo reale di un’insegna.
La mixed reality fa più o meno le stesse cose, ma in modo più “immersivo”: estremizzando, potremmo utilizzare, al posto del display, un visore speciale che proietta testi e schemi direttamente nel nostro campo visivo – mentre per comandare il telefono possiamo fare a meno del touch screen e ricorrere ai comandi vocali.

Pensiamo alle possibili applicazioni “professionali” di questa tecnologia: magazzinieri che “vedono” la descrizione di un prodotto, l’entità delle giacenze e molto altro semplicemente “guardandolo” o permettendo al proprio dispositivo di leggere il relativo codice a barre; oppure un tecnico di manutenzione che, di fronte ad un pannello, accede immediatamente allo schema ed alle istruzioni su come effettuare una diagnosi o una riparazione.

Abbiamo detto che un dispositivo può “osservare”; verissimo! Speciali sensori ottici consentono di rilevare caratteristiche salienti di forme e particolari degli oggetti che ci circondano, magari abbinandole ai dati sulla loro posizione. È su questo tipo di tecnologie (e molto altro) che si basa la guida autonoma dei veicoli: altra novità all’insegna di un utilizzo massiccio dell’IoT sulle automobili – dove troviamo ogni genere di sensore connesso ad una centralina intelligente, capace di connettersi al cloud tramite la rete mobile; l’auto sa dove si trova, riconosce gli ostacoli che ha intorno (e li evita), legge la segnaletica stradale, effettua la diagnosi di eventuali guasti e chiama aiuto (o si dirige verso il più vicino centro di assistenza), sa in anticipo dove passare per non finire nel traffico congestionato, trova dove c’è un parcheggio libero, ecc.

IoT, e robotica, imprese e paesaggio urbano

Una macchina a controllo numerico sta ad un robot come un attrezzo monouso sta ad un coltellino svizzero; in pratica un robot “sa fare” molte cose, in più è in grado di manipolare oggetti ed utilizza (anche) la “vista” per orientarsi (magari per non interferire con gli esseri umani). Naturalmente in un robot (come in un’auto a guida autonoma) ci sono innumerevoli sensori ed attuatori, oltre ad un processore potente e ad una altrettanto potente connessione in rete con una serie di servizi complementari ai quali fornisce (e dai quali riceve) moltissime informazioni in tempo reale.

Dunque le applicazioni dell’IoT vanno oltre il cardiofrequenzimetro da polso o l’accelerometro ed il giroscopio sul telefonino che fanno ruotare il display o permettono di pilotare un drone – così come vanno oltre l’automobile connessa e a guida autonoma. Oggi gli ambiti in cui utilizzare l’IoT vanno dalla fabbrica automatizzata alla prototipazione veloce mediante stampanti 3D, dalla logistica al magazzino, dai macchinari per l’edilizia alla domotica, dalla gestione e distribuzione dell’energia al controllo del traffico stradale mediante segnaletica adattiva – per non parlare della lettura remota dei contatori di gas, luce, eccetera.

I sensori intelligenti possono accendere la luce e regolare il riscaldamento quando siamo in casa, avvertirci in caso di intrusione da parte di visitatori non desiderati, capire se una persona malata o un anziano richiedono immediata assistenza medica e persino ricordarci di fare la spesa se nel frigorifero sta per mancare qualcosa – il tutto potenziato da meccanismi di intelligenza artificiale capaci di “comprendere” la situazione e di adattarsi alle nostre esigenze, gusti ed abitudini “imparando” dall’esperienza.

In sintesi

L’IoT, dalla realtà virtuale ai sensori di parcheggio, dagli antifurto alla diagnostica medica, dall’automazione degli impianti di produzione all’etichettatura elettronica di merci e di semilavorati, dalla segnaletica alle telecamere di sorveglianza, porta la potenza degli strumenti elaborativi direttamente tra le cose (compresi gli oggetti di uso comune).

Diventati sensori e resi capaci di svolgere azioni, una quantità di dispositivi (indossabili e non), producono e consumano dati ed aumentano la nostra consapevolezza situazionale, ci offrono suggerimenti, ci fanno risparmiare tempo ed energia, amplificano i nostri sensi e ci fanno vedere la realtà su un nuovo piano; ci aiutano nel lavoro, ci assistono nel tempo libero e persino possono salvarci la vita.

Ma la rivoluzione è soltanto all’inizio: sempre più studenti, ricercatori, sperimentatori, aziende consolidate e start-up stanno affrettandosi a mettere a punto nuove applicazioni per cogliere inedite opportunità.

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Presentazione di TEDU1

Teraplan, attraverso il Kit TEDU1, si rivolge principalmente al settore della formazione (ma non solo) per consentire di colmare il divario tra il concetto di programmazione e la capacità di utilizzare questo strumento per gestire gli oggetti del mondo reale. Il software, infatti, è normalmente associato a qualcosa di immateriale come le informazioni – anche se ultimamente siamo passati dai numeri e dai testi alle immagini ed ai contenuti audiovisivi.Componenti di TEDU1

Intervenire sui processi e sulle macchine attiene a due discipline definite cibernetica e robotica, ambiti in cui una logica di programma flessibile tiene conto di elementi fisici (posizione nello spazio, velocità, ecc.), per agire mediante meccanismi di attuazione (servo motori, valvole, interruttori, ecc.), e compiere attività come la guida di un veicolo o la gestione di un impianto.

Anche se la cibernetica, dal greco antico kybernetes (timoniere) riguarda i piloti automatici mentre la robotica attiene maggiormente all’automazione industriale, le due discipline non sono così diverse; il Kit TEDU1 consente di assimilare i concetti di base che stanno dietro queste metodologie e di apprenderne i principi di funzionamento grazie ad una sere di esperienze guidate

Il Kit TEDU1 è destinato sia alle scuole che agli sperimentatori e rappresenta una piattaforma ideale per impadronirsi delle tecniche di base che consentono di unire le competenze tecniche a creatività e fantasia per realizzare prototipi di sistemi intelligenti per i più diversi scopi; non a caso molte aziende innovative utilizzano questo tipo di strumenti per mettere a punto progetti che trovano ambiti di applicazione nella domotica, nella gestione dell’energia, nella realizzazione di dispositivi per l’assistenza ai disabili o nello sviluppo di utensili intelligenti.

Oggi si parla molto anche di IoT (l’Internet delle cose) ed il Kit TEDU1 è un ottimo banco di prova sia per assimilare i principi guida di questa tecnologia, sia per la realizzazione di prodotti capaci di interpretarla nei modi più originali.

Obiettivi del Kit TEDU1

Si tratta del primo Kit IoT messo a punto per la scuola, pensato per chi parte da zero e non ha conoscenze specifiche sull’informatica, la programmazione o la robotica.
Con gli elementi messi a disposizione nell’ambito di un set davvero completo, è possibile toccare con mano i diversi componenti che costituiscono una soluzione capace di “leggere” parametri di grandezze fisiche del mondo reale, elaborarli ed utilizzarli per realizzare una strategia (algoritmo) che consente di intervenire su oggetti altrettanto reali (luci, motori elettrici, ecc.) e pilotarli con una modalità intelligente e flessibile: esattamente quello che occorre per mettere a punto, ad esempio, un piccolo robot o gestire un impianto di illuminazione.

Mediante il Kit TEDU1 oltre alle esperienze guidate di tipo didattico, necessariamente semplici, è possibile estrapolare i concetti ed acquisire le conoscenze che consentono di realizzare in un secondo tempo, ad esempio, un drone o un sistema di controllo dell’irrigazione per le piante da appartamento.

A chi è rivolto

Idealmente, il Kit TEDU1 è stato concepito per la scuola ed offre agli insegnati gli strumenti ed il supporto necessari per spiegare agli studenti l’introduzione alla programmazione, all’elettronica e alla meccanica; inoltre rappresenta un mezzo per superare il divario tra nuove esigenze formative e disponibilità di materiale didattico adeguato.

Ma il Kit TEDU1 è perfettamente adatto anche alle esigenze degli sperimentatori (maker) e di tutti coloro che, per passione o per ragioni professionali, desiderano avvicinarsi al mondo dell’IoT e della robotica per comprenderne funzionalità e potenzialità; il Kit, infatti, comprende non solo il materiale indispensabile alla didattica di base ma anche un corredo di dispositivi supplementari che consentono di mettere a punto soluzioni di una certa complessità (include, ad esempio, speciali sensori di movimento – accelerometri e giroscopi – utili per il controllo attivo di oggetti mobili o per l’acquisizione di dati relativi alla posizione nello spazio di cose o persone).

Finalità didattiche

Il programma formativo supportato dal Kit TEDU1, che include tutti i necessari tutorial (compreso il materiale audiovisivo), ha lo scopo di creare in aula un ambiente stimolante e completo col quale apprendere non solo dalla teoria ma anche (e soprattutto) dalla pratica, idee e concetti su cui basarsi per compiere una serie di passi successivi – che possono comprendere lo studio specifico delle tecniche di programmazione o della meccanica e dell’elettronica.
Non ci sono requisiti particolari, se non conoscenze minime dei più elementari componenti elettrici, dell’utilizzo di un personal computer, di uno smartphone e delle reti per i collegamenti telematici (Ethernet e Wi-Fi).

Attraverso le esercitazioni proposte sarà possibile connettere i vari elementi del Kit alla rete (sia cablata che wireless), dialogare con il cuore del sistema (la scheda Arduino 101), programmarla ed effettuare semplici attività che prevedono, ad esempio, il controllo di diodi LED o di lampade intelligenti.
Il risultato consisterà nell’apprendere cosa sono e come funzionano i diversi elementi, come sono connessi tra loro e lo schema logico che lega il tutto.

Il Kit TEDU1 comprende fondamentalmente tre elementi: la scheda Arduino 101, uno starter Kit contenente una serie di accessori supplementari ed un sistema di illuminazione connessa Philips Hue.

Scheda Arduino 101

Arduino 101 è una piattaforma elettronica open-source basata su hardware e software abbastanza semplici.
È supportato da una comunità mondiale di maker, studenti, hobbisti, artisti, programmatori e progettisti professionisti e possiede la potenza di calcolo e la flessibilità necessarie per realizzare anche progetti ambiziosi e complessi.

Arduino 101 è una “piattaforma sperimentale” completa; è in grado di comunicare direttamente con un PC mediante una porta USB e dispone (di base) di una serie di ingressi analogici e ingressi/uscite digitali. Queste interfacce consentono di collegare Arduino 101 con il mondo esterno sia per “leggere” dai sensori che per pilotare gli attuatori.
La scheda viene fornita completa di un Ethernet Shield, elemento che le offre la possibilità di interfacciarsi con una comune rete cablata.

Arduino 101, al suo interno, contiene il modulo Intel Curie – l’elemento “intelligente del sistema, a sua volta basato su una coppia di microcontroller: un Intel Quark ed un ARC (Argonaut RISC Core). Il microcontroller Intel Quark è un vero e proprio computer in miniatura (SoC, System on a Chip), dotato di memoria e microprocessore, oltre che di porte di comunicazione; si tratta di un dispositivo estremamente miniaturizzato, potente ed a basso consumo: ideale per applicazioni come i dispositivi indossabili.

Arduino 101

Naturalmente il Modulo Intel Curie è programmabile, il che è reso particolarmente semplice grazie ad appositi strumenti software resi disponibili gratuitamente dalla stessa Intel.

Una nota: Genuino e Arduino non sono due prodotti diversi: Genuino è semplicemente un nuovo brand che serve a commercializzare i prodotti della serie Arduino al di fuori degli Stati Uniti.

SunFounder Starter Kit

Si tratta di un set supplementare di elementi elettrici ed elettronici indispensabili per “mettere al lavoro” Arduino 101 e svolgere le sperimentazioni proposte.
Nel Kit si trova parecchio materiale come: interruttori, diodi LED, sensori, cavi e, soprattutto, una speciale “breadboard”, ovvero un pannello mediante il quale realizzare in modo semplice e veloce i necessari circuiti elettrici da connettere a Genuino101 – circuiti costituiti semplicemente da cavi collegati fra loro e con i vari componenti come resistenze, condensatori, fotoresistenze, ecc.

SISTEMA PHILIPS HUE

Philips Hue è un sistema di illuminazione connessa basato su corpi illuminanti a LED multicolori; ciascuna lampada include al suo interno uno speciale dispositivo di controllo e di comunicazione, che le permette di dialogare con gli altri elementi del sistema.
Le lampade Hue Go costituiscono quindi una vera e propria rete e sono controllabili sia da dispositivi specifici (anch’essi wireless), sia da app installabili su smartphone.

Philips Hue è in pratica un sistema completo (ma anche flessibile ed “aperto”) di tipo domotico, specifico per gli impianti luce; vediamo quindi di cosa si compone il Kit Philips Hue.

BRIDGE PHILIPS HUE – Questo componente è il cuore del sistema Philips Hue, costituendo l’hub (elemento centrale) della rete, capace di orchestrare il dialogo tra i diversi elementi e di metterli in comunicazione tra loro e con i dispositivi di controllo “esterni” (come gli smartphone, che potrebbero trovarsi sia nella stessa stanza che in località remote, purché connessi ad Internet).
La rete wireless adottata da Philips HUE si basa sul protocollo ZigBee ed implementa una cosiddetta mesh network: una rete i cui elementi sono sia passivi che attivi, ovvero possono anche fare da “ponte” per consentire al Bridge di raggiungere (indirettamente) anche gli elementi più lontani (fino a 50 in tutto).

STRISCIA LED RGB PHILIPS HUE – Si tratta di una specie di “fettuccia” luminosa costituita da una serie di LED colorati, modellabile in qualsiasi forma e facile da posizionare (grazie ad uno speciale nastro adesivo incluso) in qualsiasi angolo della casa.

LAMPADA PHILIPS HUE GO – È una lampada a LED colorati dotata anche di batterie ricaricabili; è quindi portatile e perciò posizionabile facilmente dove si desidera. Dotata di bassi consumi e di una buona autonomia, come la striscia LED permette di creare suggestivi effetti cromatici all’interno dell’ambiente domestico (o scolastico).

Un’ultima considerazione

Come avevamo spiegato, la scheda Arduino 101 va collegata sia ad una rete locale (LAN cablata e WiFi) che ad un Personal Computer (tramite porta USB) per poter essere controllata e programmata.

Anche se è possibile utilizzare un PC equipaggiato sia con il Sistema Operativo Windows che con Linux, il Kit TEDU1 esprime al meglio le proprie potenzialità se abbinato al nuovo notebook MIIX320 di Lenovo. Questo dispositivo, già equipaggiato con l’ultima versione di Windows 10 ed ulteriori funzionalità specificamente realizzate per l’integrazione con l’ambiente di sviluppo di Arduino, ne migliorar sia l’efficienza che la velocità: programmare sarà ancora più semplice.

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AI + IoT = Marketing Estremo

Oggi si sente parlare di nuove tecnologie come IoT (Internet delle cose) e Intelligenza Artificiale (AI); senza dubbio si tratta di “effetti collaterali” della rivoluzione digitale che stiamo vivendo e che sta profondamente modificando il modo in cui comunichiamo e lavoriamo.

La miniaturizzazione dell’elettronica, la velocità della trasmissione dei dati, la diffusione dei dispositivi mobili, la crescente capacità di memoria e la potenza di calcolo – il tutto trasferito dai datacenter e dall’informatica aziendale agli ambiti domestici, alle fabbriche ed alle persone (tramite apparecchiature indossabili: wearable) – stanno trasformando gli scenari ed i contesti di riferimento per ogni attività, incluso il marketing.

Innovazioni come l’Internet delle cose e l’Intelligenza Artificiale stanno per fare il loro ingresso nel mondo del marketing e promettono – ancora un volta – di cambiare le regole del gioco

L’avvento del web e della mobilità hanno impattato fortemente sul modo di fare marketing, offrendo alle imprese la possibilità di comunicare in modo diretto e personalizzato con i loro clienti potenziali ed effettivi; inoltre, le nuove tecnologie consentono di scoprire molte informazioni sui contatti, individuarne abitudini, preferenze ed interessi, permettendo di stabilire con loro un dialogo coerente e rilevante, oltre che condiviso, per proporre contenuti e pubblicità mirati – e perciò molto più efficaci di un tempo.

Ma la corsa della tecnologia non si arresta, ed ecco che si inizia a parlare di oggetti intelligenti e di macchine capaci di “pensare”; questo significa che i primi consentiranno sia di raccogliere ulteriore marketing intelligence dal mondo reale, sia di comunicare in modo ancora più pervasivo con l’audience – mentre le seconde promettono di amplificare notevolmente questa conoscenza rendendola predittiva e capace di descrivere fenomeni sociali complessi, con tutte le implicazioni che questo può avere nell’ambito delle strategie di creazione e promozione di nuovi prodotti e servizi.

Intelligenza Artificiale: lo stato dell’arte

E’ da parecchio che si discute di AI (a cominciare dalla fantascienza) ma oggi, benché non si possa ancora parlare di macchine pensanti e di “creatività”, questa branca della computer science ha fatto grossi passi avanti: la maggiore potenza di calcolo e nuove architetture elaborative consentono infatti di implementare sofisticati algoritmi per l’autoapprendimento, il riconoscimento di immagini e parole, nonché la capacità di comprendere i contenuti semantici dei testi e di effettuare traduzioni sempre più accurate – oltre che elaborare strategie, come nel gioco degli scacchi.

Ma le capacità dell’Intelligenza Artificiale si estendono anche all’analisi multidimensionale di dati non strutturati, alla scoperta di correlazioni nascoste e di “nessi causali” – moltiplicando così il livello di precisione con cui è possibile descrivere fenomeni complessi come le dinamiche sociali o economiche, nonché sistemi come l’atmosfera ed i suoi rapporti col clima e con gli eventi meteorologici.

L’Intelligenza Artificiale si nutre di Big Data e riesce a “leggerli” in modo rapido e preciso, traendone informazioni e conoscenza che consente alle imprese di pianificare e decidere in modo più razionale ed informato, o di produrre massimizzando l’efficienza; oggi si parla infatti di economia “data driven”, sottolineando che alla base di tutto ci sono i dati.

Nel marketing siamo abituati ad avere a che fare con le informazioni: sul mercato, sui contatti e sui prodotti, ma l’AI promette di incrementare moltissimo la nostra capacità di “leggere” fra le pieghe del comportamento sul web dei clienti reali e potenziali per proporre loro – sia sulla base delle preferenze individuali che dei grandi numeri – soluzioni su misura e quindi più facilmente vendibili.

Insomma: l’AI, nel marketing può portare le tecniche di profilazione dinamica e di segmentazione dell’audience ad un nuovo livello, così da rendere personalizzazione ed efficacia della comunicazione ancora più elevate.

IoT: che cosa significa veramente

Ogni cosa che contenga al suo interno un microcontroller o un microprocessore collegato in qualche modo alla rete – e che sia perciò “intelligente e connessa” fa parte del mondo dell’IoT; tuttavia questo non significa molto, a meno di non spiegare le modalità ed i possibili ambiti di applicazione in cui è possibile esprimere questa tecnologia.
IoT vuol dire Smart TV, elettrodomestici intelligenti, domotica, robotica, gestione e distribuzione dell’energia, fabbrica 4.0, smart city, automobili a guida autonoma, controllo del traffico, apparecchiature biomediche, logistica avanzata e molto altro – inclusi i contatori di luce e gas.

Grazie all’IoT, ogni cosa può assumere nuove caratteristiche, raccogliere e trasmettere informazioni, ricevere comandi, assistere le persone in una quantità di compiti vecchi e nuovi… In pratica, un’infrastruttura informatica dotata di dispositivi intelligenti alla sua periferia dispone di una sorta di sistema sensoriale e motorio capillare, capace di metterla in relazione diretta con in mondo reale.

Ma non pensiamo soltanto ai magazzini robotizzati, alle case in cui luci e riscaldamento si adattano automaticamente al clima ed alle abitudini delle persone o alle automobili che parcheggiano da sole (e comunicano continuamente con gli altri veicoli e con la rete stradale): l’IoT è anche un modo nuovo di vivere e lavorare attraverso strumenti di connessione con la rete assolutamente nuovi, leggeri e dotati di grande autonomia, oltre che capaci di interagire con gli utenti attraverso strumenti che non sono più tastiera, mouse o touch screen. Parliamo infatti di comandi vocali e di display che operano in sovrapposizione al campo visivo e quindi sia di realtà aumentata che di “mixed reality”: una sorta di realtà virtuale “quasi immersiva” in cui oggetti reali e virtuali coesistono nel nostro orizzonte percettivo offrendoci una sorta di “extrasensorialità”.
In pratica possiamo ricevere informazioni aggiuntive sulle cose che vediamo o tocchiamo e, contemporaneamente, parlare con l’ologramma di un’altra persona che si trova fisicamente in un altro luogo, ma la cui immagine ci è visibile come se si trovasse realmente accanto a noi.
Ulteriori dispositivi possono infine amplificare le nostre percezioni tattili e rendere ancora più coinvolgente l’esperienza della “telepresenza”.

AI, IoT e marketing

Quello che abbiamo appena detto può far pensare ad un film di fantascienza ma, per quanto incredibile, è frutto di tecnologie già disponibili ed in fase di sperimentazione avanzata in ambiti come la simulazione e la formazione – oltre che il settore dei videogame e dell’entertainment.
In ogni caso l’IoT è una realtà che produce enormi volumi di dati – dati che vanno elaborati per estrarne conoscenza, ovviamente grazie all’Intelligenza Artificiale.

Le implicazioni per il marketing riguardano non solo il modo in cui i Big Data saranno utilizzati ma anche il fatto che, specie grazie ai dispositivi indossabili, le modalità sia di raccolta di informazioni sugli utenti che di interazione con loro, saranno molto più articolate e coinvolgenti. Pensiamo, ad esempio, ad uno spot in realtà aumentata, magari contestualizzato in base al luogo, alla situazione ed ai bisogni di ogni singola persona… Ma c’è di più: AI e IoT sono “complementari”, così come lo sono il cervello, gli organi di senso e le mani: i dispositivi intelligenti trasmetteranno molti dati da cui sarà possibile ricavare la conoscenza con cui rendere più “intelligenti” e consapevoli gli oggetti – ogni tipo di oggetto.

Per il marketing questo significa aggiungere più intelligenza e prossimità, più capacità di ascolto e di proposta, così da prevenire problemi e necessità suggerendo soluzioni più efficaci e vantaggiose. Un sogno? Forse.

Il Marketing Estremo

Una forma di marketing potenziato da queste tecnologie potrebbe essere a buon titolo definito estremo – estremo nelle sue capacità di cogliere ogni opportunità e di spingere i consumatori all’acquisto, così come facevano i bravi venditori di una volta: conoscevano bene i loro clienti, erano un po’ psicologi e alla fine trasformavano il processo di vendita in quella che gli acquirenti interpretavano come la felice risoluzione di un loro problema.

Tutto questo, però, non si ottiene gratis: la tecnologia va assimilata prima di essere applicata, le infrastrutture devono essere pronte e le persone devono poter vivere il cambiamento in modo positivo – né come una minaccia, né come un’imposizione, o tanto meno un attentato alla loro privacy.

Quello che può trasformare il sogno in un incubo, è il fatto che il marketing estremo diventi troppo invasivo – non insistente o noioso (cosa che dovrebbe essere esclusa dal suo alto livello di intelligenza) ma invadente, per non dire importuno, in quanto capace di tracciare ogni aspetto della vita in rete (ma anche nel mondo reale) delle persone.

Già oggi si sa moltissimo di noi, sia nell’ambito dei motori di ricerca che dei social media e l’uso che si fa di questa conoscenza è limitata alla pubblicità inquadrata nell’ambito delle normative sulla protezione della privacy; tuttavia la conoscenza è potere ed il potere fuori controllo genera pericoli – anche gravi. Forse che il nostro futuro sia una via di mezzo tra la visone di George Orwell ed un realtà-come-in-un-videogame da film post-apocalittico?

Come sempre nessuna tecnologia in sé è buona o cattiva: la differenza la fanno i modi in cui la si applica; certamente, però, il potenziale di AI e IoT è immenso.

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E’ forse tornato il momento dell’Outbound Marketing?

Parliamo di Outbound Marketing in un contesto molto variabile, che ha visto parecchi “corsi e ricorsi storici”, ovvero la morte e la rinascita di vecchie mode non solo per il gusto di cambiare, ma perché è il cambiamento stesso che riporta in auge temi apparentemente obsoleti.

Outbound Marketing

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Il marketing, a cominciare dalla semplice pubblicità, è per sua natura invasivo; per renderlo più efficace, nel tempo si sono cercate nuove formule come il Permission Marketing e l’Inbound Marketing, ovvero tecniche che favorissero l’adesione spontanea delle persone al messaggio del brand.

Il futuro del web è basato sul “push”, ciò significa che sarà il web a venire da noi. Nei prossimi 10 anni assisteremo ad una trasformazione dal web basato sul “pull” a quello basato sul “push”

– Dries Buytaert

Opposto all’Outbound Marketing basato sul push (spinta) del messaggio, l’Inbound Marketing propone il concetto di pull (tirare, attirare) l’attenzione del mercato.

Tuttavia, questo modello inizia a dare qualche segno di crisi e, secondo alcuni, potrebbe diventare del tutto inutile entro i prossimi 10 anni. Perché? A causa di Internet e delle sue nuove modalità di utilizzo, che potrebbero farci tornare al modello push.

Inbound vs Outbound Marketing, Pull vs Push

L’Inbound e l’Outbound Marketing sono visti spesso come strategie opposte. Nel paradigma dell’inbound, assumiamo che il cliente:

  • navighi in Internet cercando informazioni ed opinioni sui prodotti
  • sia indipendente ed abbia opinioni proprie
  • possegga una lista dei desideri e sappia esattamente ciò che vuole
  • non si lasci incantare dal marketing
  • sia un prosumer (consumatore “professionista”): conosce bene il prodotto e fa scelte razionali

Questo tipo di cliente richiede una strategia di comunicazione inbound, ovvero che lo diriga verso l’azienda – dato che ignora qualsiasi tentativo di intrusione; in pratica dobbiamo raggiungerlo nel momento in cui è alla ricerca di qualcosa, per inviargli informazioni utili rispettando i suoi tempi ed i suoi criteri. La nostra intenzione è quella di attirarlo, non di proporgli offerte, per cui dobbiamo focalizzarci sui contenuti e costruire una relazione.

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Inbound significa “non disturbare”

Jason Biddle ha osservato che la filosofia dell’inbound è basata sul mantra della “non-interruzione” e, a questo proposito, citiamo cosa ne pensano alcuni operatori del settore:

L’Inbound Marketing ottiene attenzione in modo organico, senza interrompere nessuno” – Moz

Inbound Marketing significa creare contenuti di qualità che attirino le persone verso la nostra azienda ed i nostri prodotti, in modo che esse vengano da noi spontaneamente. Pubblicando i contenuti giusti nel posto e al momento giusti, il marketing diventa rilevante e utile per i clienti, non intrusivo” – HubSpot

L’Inbound Marketing ottiene l’attenzione dei clienti e fa in modo che l’azienda sia facile da trovare. Le tattiche tradizionali di marketing basate sul catturare attenzione interrompendo gli interlocutori diventeranno sempre meno efficaci” – Marketo

L’idea di comunicazione inbound nasce dalla scarsa efficacia del marketing tradizionale, caratterizzato da un modello basato su messaggi perentori ed indifferenziati; non importa se qualcuno diventerà cliente o meno: l’importante è bombardare a tappeto chiunque siamo in grado di raggiungere con email e banner.

L’Inbound Marketing ha avuto il compito di porre fine a questa tecnica rude, auspicando ottimisticamente l’instaurarsi di un dialogo condiviso tra marketer e consumatori in cui il brand offre informazioni e supporto invece di spingere unicamente all’acquisto. In questo idillio sono i clienti che ci vengono a trovare se noi siamo in grado di offrire loro in cambio qualcosa di valore; purtroppo non funziona esattamente così – almeno non più.

Cos’è cambiato? Internet è un assistente, non un catalogo

Perché il pull marketing è così ampiamente utilizzato? Perché è coerente rispetto al modello di funzionamento di Internet; molti di noi, infatti, lo considerano un grande catalogo: utilizziamo un motore di ricerca per trovare ciò che ci interessa; sappiamo cosa vogliamo trovare e ci mettiamo a cercare.
In questo contesto la comunicazione inbound ha senso, perché corrisponde al modo in cui utilizziamo il web; tuttavia le cose stanno cambiando.

Dries Buytaert scrive: “il futuro del web è nel push”. Cosa significa?
Significa che i prodotti ed i servizi troveranno noi prima che noi ci mettiamo a cercarli.

Ad esempio, se il nostro aereo è in ritardo, è possibile che, grazie all’analisi dei Big Data, possiamo ricevere offerte per un hotel conveniente vicino all’aeroporto prima ancora che mettiamo mano al telefonino. Analogamente potremmo ricevere un’offerta scontata per un tipo di scarpe simili a quelle che stiamo utilizzando perché si stanno consumando – e questo grazie all’Internet delle cose (IoT) ed ai sensori indossabili (o inseribili nelle scarpe). Potremmo anche ottenere uno sconto sulla colazione mentre passiamo davanti ad un bar – questa volta grazie alla geolocalizzazione ed ai web beacon che ci individuano quando siamo in prossimità di un punto vendita. Infine, un’apposita app ci ricorderà che dobbiamo andare dal meccanico perché sa quanti chilometri ha percorso la nostra auto.

In pratica non c’è più bisogno di digitare “hotel, scarpe, colazione” oppure officina” nel nostro browser: le app e nuove piattaforme software lo faranno per noi; in questo modo Internet si trasformerà gradualmente da enorme catalogo a “personal assistant virtuale”.

Oltre la logica push: Facebook

Come funziona Facebook? Lo apriamo ed otteniamo istantaneamente tutte le informazioni che ci occorrono: non dobbiamo navigare tra le pagine per controllare se i nostri amici sono connessi oppure se c’è qualcosa di interessante in serata, o se il nostro blogger preferito ha pubblicato (postato) qualcosa di nuovo…

Facebook ci serve un piatto pronto da consumare, realizzato in funzione del nostro profilo e della storia delle nostre interazioni; fa le ricerche per noi e sceglie gli elementi più rilevanti in base ai nostri interessi. Molti non sentono neppure il bisogno di approfondire: la collezione di informazioni aggregate offertaci automaticamente soddisfa i nostri bisogni e curiosità.
Ecco come funziona la logica push: non occorre che facciamo alcuna ricerca perché uno strumento intelligente sa di cosa abbiamo bisogno ed è in grado non solo di analizzare in modo approfondito il nostro profilo ma anche le informazioni disponibili, così da confezionare contenuti rilevanti attingendo da una serie eterogenea di fonti.

Facebook funge anche da segretaria: lascia passare qualcuno ma ad altri risponde garbatamente che in casa non c’è nessuno, effettua una selezione della posta e ci ricorda gli appuntamenti.

Navigare in Internet significa passare attraverso le nuove funzionalità di Google

Un altro grande protagonista che ha riconosciuto questo tipo di cambiamento è Google, che ha creato un nuovo “assistente alla navigazione” dedicato agli utenti di dispositivi mobili; esso integra i dati provenienti sia dagli utenti (siti visitati, agenda, calendario, geolocalizzazione) che dall’esterno (condizioni meteo, situazione del traffico stradale, risorse web) ed è in grado, ad esempio, di avvisarci quando è il momento di partire per arrivare in tempo ad un appuntamento.

Google Now vuole interpretare i nostri desideri: reagisce alle nostre necessità in tempo reale e cerca di rendere più semplice la vita di ogni giorno.

La realtà è mediata da una serie di app

Da tempo Internet si sta muovendo in questa direzione a causa del crescente impatto che le app stanno esercitando sul web e sul modo di progettare i siti. Probabilmente abbiamo sottostimato il ruolo dei canali mobili: la loro onnipresenza non solo trasforma gli strumenti che utilizziamo, ma anche lo stesso modo di intendere Internet, il che definisce un approccio totalmente differente nelle relazioni tra aziende e consumatori.

Come fa notare Raj Aggarwal, le app offrono un’esperienza interattiva; al contrario dei siti tradizionali che si limitano a presentare contenuti, le app servono per svolgere un determinato compito e utilizzano le informazioni disponibili in rete per riuscirci. Inoltre le app non sono limitate ai soli dispositivi mobili: ne esistono per i normali PC, per gli smart watch o per gli strumenti intelligenti dell’IoT. Le app ci facilitano la vita, così molti clienti preferiscono utilizzare le app di un brand anziché visitare il suo sito – fa risparmiare tempo e fatica.

Oggi sempre più siti assomigliano ad app e funzionano come app: non solo contengono informazioni ma ci aiutano ad eseguire determinati compiti, in più raccolgono dati sul nostro comportamento per rendere più agili i processi e raccomandarci la soluzione migliore.

Utilizzare in modo intenso le app (appification) in ogni ambito, significa che i consumatori sono abituati a questo tipo di approccio e non intendono più cercare, leggere ed informarsi per effettuare acquisti: al contrario, desiderano uno strumento che ottimizzi questo tipo di attività risparmiando loro la fatica. Ecco perché la logica push (suggerire una soluzione prima che l’utente inizi a cercarla) è il futuro del web.

Perché tornano in auge i pop-up?

Il fenomeno che abbiamo appena descritto, ovvero la diffusione delle app ed il loro modo diverso di rapportarci all’utilizzo del web facendo da intermediari tra noi ed i contenuti, tra noi e le cose di cui abbiamo bisogno, si riflette in un utilizzo più intenso dei pop-up.
Di solito associamo i pop-up al web design degli anni ’90, tuttavia oggi Armando Roggio, un esperto di Practical Ecommerce, le definisce la tendenza più importante del 2016. Perché? Certamente in quanto i pop-up agiscono secondo la logica push: ci dicono cosa fare prima ancora che ci mettiamo a cercare. Esistono tuttavia grosse differenze, poiché l’efficienza dei pop-up odierni si basa sulla tecnologia dei Big Data.

Big Data

Le pratiche di push marketing devono sottostare ad una condizione essenziale per essere efficaci: essere sempre perfettamente adattate al contesto. In particolare occorre che:

  • riflettano gli interessi degli utenti, la storia delle loro ricerche, i prodotti acquistati o presi in esame ed i contenuti consumati
  • tengano conto del grado di coinvolgimento: frequenza di acquisti e interazioni, durata di tali interazioni e livello di conoscenza dei prodotti
  • siano coerenti rispetto alla situazione in cui si trova l’utente (località, orario, condizioni meteo e del traffico stradale)
  • conoscano le abitudini dei consumatori (ad esempio quando fanno acquisti o leggono le newsletter)
  • riconoscano strutture ricorrenti e caratteristiche nel comportamento degli utenti stessi, tali da inserirli in specifiche categorie

Gli utenti si aspettano proposte perfettamente calzanti rispetto alle loro esigenze e, quando ricevono delle push notification, sono molto esigenti: il 13,4% dei consumatori effettua l’opt out se le newsletter non corrispondono alle loro aspettative ed il 36,4% bocca le notifiche se queste risultano irrilevanti.
Questa è la ragione per cui tutte le comunicazioni di tipo push (notifiche, pop-up, banner, SMS, ecc.) devono essere altamente significative e assolutamente personalizzate.

Cosa significa questo per i marketer?

La logica pull, su cui si basa l’Inbound Marketing, presto si avvierà verso l’obsolescenza; tuttavia, il vero problema è non estremizzare l’opposizione dei due approcci (pull e push): nella pratica quotidiana, infatti, tutti i marketer combinano le due cose per conseguire gli obiettivi che si sono prefissi. Forse, in futuro, dovremo ridefinire il rapporto tra Inbound ed Outbound Marketing in modo più flessibile.

Ovviamente, il prevedibile successo delle logiche push di tipo evoluto non deve mettere in secondo piano il ruolo dei contenuti e della costruzione di relazioni: semplicemente ci farà concentrare maggiormente su altri aspetti delle attività di marketing.

Quali strumenti diventeranno sempre più importanti nel futuro di chi si occupa di marketing?

  • Recommendation engine (strumenti automatici per creare raccomandazioni): ci permetteranno di utilizzare i dati raccolti per suggerire prodotti e contenuti, determinando ciò di cui i consumatori hanno bisogno prima che essi stessi se ne rendano conto
  • Banner e pop-up personalizzati: dobbiamo rinunciare all’idea che i siti web siano qualcosa di statico e identico per tutti gli utenti; i pop-up ed i banner devono essere adattati in funzione degli interessi di ognuno
  • La necessità di integrare i dati provenienti dalle app con le informazioni fornite dalle piattaforme di Marketing Automation sugli utenti dei tradizionali desktop: nelle app, infatti, gli utenti lasciano parecchi elementi di conoscenza sui loro comportamenti e preferenze, che risultano molto utili se questi stessi utenti non hanno visitato il nostro sito. I dati provenienti da entrambi i canali non solo arricchiscono il profilo degli utenti, ma ciascuno di essi acquista efficienza grazie all’altro
  • Mobile Marketing Automation: per un maggior livello di personalizzazione nella comunicazione e per sfruttare interamente il potenziale offerto dalle app
  • Sinergia tra automazione e contenuti: occorre sempre più materiale di qualità per fare in modo che la nostra audience alimenti la sua curiosità, tuttavia gli utenti preferiscono che gli venga risparmiata la fatica di cercare
  • Colmare il divario tra online e offline: l’esempio più calzante di logica push sono proprio le attività mirate ad integrare questi due tipi di esperienza; beacon e app, infatti, permettono di combinare le conoscenze sugli utenti acquisite durante le loro viste sia presso i punti vendita tradizionali che negli e-store, così da raccomandare loro i prodotti più rilevanti – indipendentemente da dove si trovino gli utenti stessi.

Fare del marketing non intrusivo, che non interrompa i potenziali clienti mentre navigano sul web alla ricerca di esperti e di conoscenze, con la conseguente possibilità di instaurare relazioni che portino i consumatori a prendere decisioni d’acquisto razionali, è molto bello ma poco realistico.

Inoltre, quando l’attenzione degli utenti sarà interamente governata da un’economia basata sul pushing, non potremo aspettarci che essi facciano ricerche per trovare la nostra impresa.

Nel prossimo decennio, infatti, la comunicazione di marketing convergerà verso app altamente personalizzate, in grado di soddisfare i desideri dei consumatori e di funzionare come assistenti nel processo di acquisto.

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