5 capacità che aiutano ad avere successo nel Digital Marketing

La trasformazione digitale comporta anche un cambiamento nelle attitudini delle persone, incluse quelle che si occupano di Digital Marketing.

5 capacità che aiutano ad avere successo nel Digital Marketing

photo credit: danielfoster437 Financial Planning via photopin (license)

In un precedente post abbiamo affrontato il problema pensando ad una grande azienda che cerca di reperire nuovi talenti nell’ambito del mercato del lavoro; in questo articolo, invece, cerchiamo di capire come “far leva su quello che si ha” per stimolare i collaboratori a maturare una mentalità nuova – magari attingendo alle proprie capacità ed esperienze, ma cercando di pensare in ottica digitale.

Per capire quali capacità occorrono per avere successo nel Digital Marketing, un buon punto di partenza consiste nel comprendere in cosa consiste questo termine – in particolare qual è il significato della parola “digitale”

La chiave del problema è quindi “diventare digitali”, cioè essere in grado di padroneggiare le possibilità che i nuovi canali di comunicazione mettono a disposizione di chi si occupa di marketing; non solo: la società digitale ha i suoi stili, i suoi punti di incontro, il suo linguaggio. In pratica si tratta di assimilare le modalità tipiche del nuovo paradigma e sviluppare in quella specifica direzione tutto ciò che nel tempo si è capitalizzato – non per adattarlo ma per rivisitarlo, riscoprirlo e ridargli vigore.

Vediamo allora nello specifico quali particolari abilità dobbiamo ritrovare in noi stessi (ne elenchiamo 5 ma è già molto se si riesce ad individuarne una o due in cui identificarsi) e perfezionarle per affrontare al meglio questo periodo di transizione.

1. Passione per la scrittura

Anche se nel Digital Marketing si tende sempre più ad utilizzare contenuti di tipo multimediale, il testo scritto ha ancora un’importanza fondamentale quando pensiamo ad email, siti web, blog e persino alla pubblicità.

Nel mondo digitale le informazioni sono più che abbondanti e questo significa che, per essere ascoltati, occorre che ciò che diciamo sia pertinente, logico, comprensibile e sintetico (almeno nei contesti in cui esserlo è estremamente consigliabile).

Quando si redigono approfondimenti su un determinato tema si può anche proporre molto materiale, ma l’equazione “più quantità = più qualità” è tutta da dimostrare: è inutile infatti produrre testi ridondanti, poco scorrevoli, involuti o senza un filo conduttore chiaro. Più il testo è complesso, più deve essere organizzato (meglio: ingegnerizzato) bene, includendo premessa, esposizione e conclusione – e deve essere possibile, per chi legge, avere un’idea completa di ciò che potrà trovare già dall’incipit; in pratica lo scritto deve essere strutturato ed in certo qual modo “navigabile”: bisogna capire di cosa si tratta, avere presenti irazionali” e poter magari saltare alcune parti per andare direttamente al dettaglio che interessa senza per questo perdersi qualcosa di importante.

Ben diversa è la questione quando bisogna essere brevi a tutti i costi (slogan pubblicitari, titoli di email, intestazioni di form) o comunque chiari ma concisi (sito web, landing page); qui occorre pesare le parole col bilancino e ricordarsi di un vecchio trucco dei giornalisti: scrivere un articolo e quindi farne una versione ridotta della metà, verificare che ciò che si deve comunicare ci sia ancora tutto e che non manchi nessun dettaglio importante, quindi ripetere lo stesso procedimento fino ad aver ottenuto il testo più breve in assoluto che sia ancora comprensibile ed efficace. La verità è che si tratta di un esercizio molto difficile: in pratica occorre molto più tempo per essere brevi che per essere prolissi.

Una dritta: prima di scrivere bisogna capire bene il tema che si sta trattando; se le idee non sono chiare bisogna documentarsi, chiedere ad altri, farsi uno schema – dopodiché è fondamentale esercitarsi, sottoporre il proprio lavoro a qualcuno che lo legga e ci dica cosa ha capito, quindi affinare la tecnica procedendo per gradi, accettando anche le critiche (se motivate) ed eventuali suggerimenti.

2. Amore per i numeri

Digitale significa “numerico” e questo aggettivo viene utilizzato principalmente per il fatto che le informazioni sono codificate attraverso numeri binari; nell’informatica tutto si riduce ad entità numeriche, anche ciò che non esprime quantità: i testi sono caratteri a cui corrispondono cifre “esadecimali”, così come le immagini o i suoni. Le informazioni sono “impacchettate” e trasmesse da un luogo all’altro sulle reti come vagoncini sui quali è scritto (in forma numerica) l’indirizzo di provenienza e quello di arrivo. I vantaggi rispetto ai sistemi analogici (quelli di una volta), sono tantissimi, ma almeno due vanno citati: l’instradamento in rete è enormemente più efficiente e la capacità dei canali trasmissivi viene massimizzata.

Tuttavia, in questo post non vogliamo tanto parlare della natura numerica di ciò che è digitale, quanto del fatto che le nuove tecnologie producono grandi quantità di informazioni e spesso, per comprenderne il significato, è necessario analizzare i dati attraverso strumenti di tipo statistico – i quali si basano sulla matematica. I micro ed i macro fenomeni che ci interessa studiare, possono essere schematizzati sotto forma di tabelle e grafici da cui riusciamo ricavare una serie di indicatori utili per capire le performance di un processo, il successo di una campagna, il rapporto tra costi e benefici, il ritorno sugli investimenti, in quali aree (e in che percentuale) spendiamo il budget, e così via.

I dati guidano le decisioni (e le conseguenti azioni) in ogni ambito delle aziende moderne, quindi anche nel Digital Marketing l’informazione (e l’uso che se ne fa) è fondamentale in quanto permette di declinare nel concreto tre verbi molto importanti: ottimizzare, gestire e personalizzare – e se i primi due sono abbastanza ovvi (come appare evidente dal paragrafo precedente) il terzo è strettamente legato all’efficacia della comunicazione: nel marketing moderno, infatti, il messaggio non solo deve essere pertinente e comprensibile, ma deve andare anche incontro alle specifiche esigenze e preferenze di ciascuno; ciò che permette di adattare ogni proposta (e le modalità attraverso le quali viene presentata) alle caratteristiche individuali di ognuno, è contenuto esattamente nei dati di profilazione che abbiamo raccolto ed analizzato per ogni contatto.

“Giocare” con i numeri permette anche di capire come migliorare i contenuti affinché vengano individuati ed indicizzati più facilmente dai motori di ricerca (tecniche SEO, Search Engine Optimization), come modificare titoli e testi delle email per incrementare OR e CTR (rispettivamente Open Rate e Click-Through Rate, le percentuali di messaggi aperti e di quelli all’interno dei quali il destinatario ha effettuato un clic su un collegamento), oppure come gestire al meglio una campagna pubblicitaria effettuata tramite Google AdWords. Con fogli di calcolo e grafici alla mano, avremo dei riscontri oggettivi a fronte di ogni attività ed iniziativa e, con tali evidenze, potremo non solo giustificare le spese e quantificarne i benefici per l’azienda, ma anche concentrare i nostri sforzi su ciò che funziona meglio e smettere di sprecare risorse in aree poco produttive.

Una dritta: come minimo conviene acquistare una certa pratica nell’utilizzo di Google Analytics (esiste molto materiale online, inclusi dei corsi specifici) ma è molto utile imparare anche ad utilizzare le varie funzionalità analitiche che le più moderne piattaforme di Digital Marketing mettono a disposizione.

3. Capacità di comunicare nel mondo digitale

Esiste una correlazione certa tra il saper comunicare in modo efficace ed il successo delle iniziative di Digital Marketing, dato che si tratta in fondo “soltanto” di utilizzare la comunicazione per far conoscere la propria offerta, attirare chi è interessato, coinvolgerlo attraverso proposte contestuali e personalizzate, trasformarlo in cliente e quindi mantenere con queste persone un dialogo costante, attivo e condiviso per fidelizzarle al brand e favorire ulteriori acquisti.

Tutto passa attraverso la comunicazione sui canali digitali, perciò mediante una serie di interfacce e punti di contatto che vanno dai social media alla pubblicità online, dal sito aziendale alle app, dalle email agli SMS, da YouTube al remarketing personalizzato; in pratica, chi è un buon comunicatore avrà senz’altro successo nel Digital Marketing, poiché il segreto di chi sa interessare le persone è fondamentalmente la capacità (spesso innata) di comprendere i loro bisogni e di rivolgersi loro tenendo presenti tali desideri o necessità.
Insomma: non stiamo tentando di offrire qualcosa a caso sperando che qualcuno ci noti; al contrario, abbiamo prima studiato la situazione, individuato una precisa esigenza, selezionato l’audience in modo da rivolgerci a chi è potenzialmente più interessato e, infine, abbiamo confezionato un messaggio che va dritto al punto e che non è possibile equivocare. È inutile infatti utilizzare i “giri di parole”: una volta che il terreno è pronto, bisogna essere diretti, incisivi, assertivi e propositivi (a poco serve coinvolgere il target se poi l’occasione che si crea viene lasciata cadere nel vuoto).

Tutto questo, tradotto in concreto, significa padroneggiare i canali digitali per esplorare il mercato, raccogliere contatti interessati selezionando con cura le aree in cui far circolare il nostro messaggio e quindi proseguire il dialogo con chi mostra un buon potenziale di interesse e propensione all’acquisto, utilizzando al meglio possibilità e stili di comunicazione caratteristici di ciascun canale.

Una dritta: dato che ogni canale ha le sue specificità, è bene iniziare gradualmente scegliendone uno in particolare, dedicarcisi e “rimanere in ascolto” studiando le razioni che riusciamo a provocare – man mano troveremo le formule giuste. Altra cosa importante: quando si è “presenti” in un contesto in cui si vuole comunicare (e ci si riesce), non si può sparire all’improvviso – in pratica, se si è investito nel “presentarsi” sul mercato, occorre anche presidiare le posizioni conquistate e continuare a coltivare il proprio pubblico; inoltre costa molto meno mantenere un contatto attivo che crearne uno nuovo.

4. Digital Marketing e creatività

Il Digital marketing richiede che si scelga un prodotto o un servizio da promuovere e che se ne parli in modo unico (ovvero non ripetitivo) circa 150 volte in un anno (nell’ipotesi che si effettuino 3 post su un social media alla settimana). Ma allora, come riuscire ad essere sempre originali? La risposta non è semplice, ma possiamo senz’altro suggerire che chi si occupa di marketing debba riuscire ad osservare l’oggetto da pubblicizzare da prospettive che gli altri non riescono a cogliere – in altre parole: occorrono fantasia e creatività.

Indubbiamente queste qualità sono innate ma si possono sviluppare con l’allenamento ed il giusto stato mentale: motivazione, entusiasmo, senso dell’umorismo ed un ambiente lavorativo stimolante sono di grande aiuto, dato che creatività, gioco, apprendimento e divertimento sono quattro aspetti della medesima realtà. Il gioco, infatti, è soprattutto sperimentazione, la cui molla motivazionale è nel divertimento come antidoto alla noia e appagamento della curiosità; infine, una volta “affinati i sensi”, si può manipolare la realtà girandola e rigirandola finché non appaiono aspetti nuovi da scoprire. È chiaro che tutto questo può avvenire solo in un contesto psicologicamente favorevole: nessun bambino gioca quando ha paura o si trova in una situazione problematica, nessun creativo riesce a fare qualcosa di buono se subisce pressioni o vive un conflitto.

Una dritta: per “imparare” ad essere creativi si possono utilizzare dei giochi, come elencare quello che si può fare con un oggetto (senza limiti alla fantasia, senza censure e senza escludere anche le possibilità più comiche o improbabili); un esempio: cosa si può fare con un rotolo di nastro adesivo?
Per andare più sul concreto possiamo domandarci che cosa rende unica la nostra azienda, o in che modo possiamo metterne in evidenza valori caratteristici e punti di forza.

5. Gestione razionale del tempo

Internet (e tutto quello che ci gira intorno) non è per chi si occupa di marketing soltanto un indispensabile strumento di lavoro ma è anche una continua fonte di distrazioni (e perdite di tempo); così come il telefono e la posta elettronica: impossibile farne a meno ma (a volte) anche impossibile lavorare se si è continuamente interrotti da qualcosa o da qualcuno.
Se non possiamo permetterci una segretaria, allora dobbiamo imparare a gestire meglio il nostro tempo – anche per evitare di portarci il lavoro a casa, magari nel weekend.

Indubbiamente la posta elettronica è uno strumento di cui si tende ad abusare (e non ci riferiamo soltanto allo spam): nelle realtà aziendali, ad esempio, molti tendono a mettere in copia un’infinità di persone (magari perché lo ritengono un atto dovuto o una cortesia) ma la realtà è che si finisce per intasare le caselle di inbox di una quantità di utenti con messaggi tutto sommato non importanti.
Probabilmente la soluzione migliore va trovata a livello organizzativo (magari anche attraverso opportune iniziative di formazione) ma, anche solo per riuscire a cavarsela, si possono utilizzare i filtri del client di posta che permettono di spostare automaticamente i messaggi in arrivo in determinate cartelle; lo scopo è quello di lasciare in evidenza solo ciò che richiede un’immediata attenzione.
Quanto all’effetto “deconcentrante” di Internet, l’unico approccio possibile è l’autodisciplina – il che non significa vietare a priori determinate attività (che possono anche costituire una breve pausa utile a rilassarsi o distrarsi) ma regolamentarle – un po’ come si faceva una volta con la TV per i bambini.

Una dritta: l’organizzazione del tempo è solo un aspetto del sapersi organizzare in senso lato; occorre dunque elencare i propri compiti ed identificare quelli prioritari, quindi assegnare a ciascuno una finestra temporale in cui si deve evitare il più possibile di essere disturbati (magari non rispondendo a SMS, email o telefonate non importanti). Infine occorre tenere presente che le regole servono a noi, ovvero sono strumenti che devono aiutarci a vivere meglio e non rigide gabbie in cui rinchiudere la nostra vita (e la nostra creatività).

Volete saperne di più? Contattateci.