5 modi di fare marketing per dare più energia al business

Oggi, per chi si occupa di marketing, è un momento sia esaltante che preoccupante: da un lato esistono opportunità inedite di raggiungere i potenziali clienti con messaggi segmentati in modo preciso, la capacità di quantificare esattamente l’impatto delle campagne e la possibilità di comprendere meglio gusti ed esigenze dei propri contatti mediante un’ampia gamma di informazioni; dall’altro, tutte le imprese giocano sullo stesso piano e i consumatori sono più smaliziati e stanchi delle tattiche di marketing insistenti ed invasive, mentre gli strumenti di automazione e di analisi dei dati stimolano le aziende a competere in modo esasperato per ottenere un margine di vantaggio.

Le organizzazioni, quindi, devono mettere a punto tattiche avanzate ed ampiamente diversificate per mettersi in evidenza nel modo giusto ed impedire che altri conquistino l’audience mediante approcci più efficienti ed innovativi; in pratica bisogna emergere dal rumore di fondo senza fare baccano.

L’evoluzione del marketing porta nuove sfide: non basta implementare gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, ma occorre anche pensare in modo più creativo e far leva su nuove risorse

Strategie basate sulla pervasività dei social media, il marketing centrato sui motori di ricerca ed i pop-up personalizzati presentati sul proprio sito, appartengono ormai alla consuetudine e qualsiasi azienda ne fa largamente uso; allora occorre cercare qualcos’altro: nuovi strumenti o modalità inedite di utilizzare quelli esistenti. Vediamo perciò come migliorare le attività di marketing al di là delle tecniche più scontate per cercare di guadagnare un certo vantaggio sulla concorrenza; in particolare, in questo post, proponiamo 5 utili suggerimenti per dare nuovo vigore alle iniziative di promozione del brand.

1. Marketing Automation avanzata

Imporsi nella propria area di mercato e produrre fatturato richiede campagne di marketing sempre più sofisticate, capaci di svilupparsi attraverso vari punti di contatto e di generare coinvolgimento nel tempo.

Secondo una ricerca di Aberdeen, più o meno due aziende su tre – tra quelle di maggior successo – utilizzano la Marketing Automation per la gestione del Buyer’s Journey: il percorso che i clienti effettuano per passare dalla curiosità all’acquisto.

Inizialmente si trattava di una tecnologia accessibile esclusivamente dalle imprese dotate sia di specifiche competenze che di un budget sostanzioso; oggi, invece, aziende di ogni dimensione e tipo sono in grado di impiegare strumenti complessi per favorire la maturazione dei potenziali clienti (Lead Nurturing) mediante l’automazione del marketing.

Molti fornitori, infatti, offrono anche alle PMI soluzioni integrate per il CRM e la Marketing Automation a prezzi accessibili, in cloud e con la possibilità di iniziare rapidamente ad implementare campagne efficaci con un minimo dispendio di energie e di risorse umane.

Il primo suggerimento, dunque, è quello di dotarsi delle tecnologie più recenti, che non richiedono grossi investimenti e non impattano sull’IT aziendale, avendo cura di scegliere quella più adatta al proprio modello di business.

2. Campagne di marketing guidate dai dati (data-driven)

Siamo ormai entrati nell’era dei Big Data e degli strumenti analitici capaci di fornire risultati in tempo reale; per questo motivo, le aziende che vogliono imporsi hanno bisogno di marketer capaci di pensare come dei “data scientist” e di concepire le campagne intorno ad analisi puntuali del mercato e dei potenziali clienti: basarsi sulle pure intuizioni, infatti, non basta più.

Come afferma Lily Croll, strategy director in un’agenzia di marketing digitale, “storicamente gli addetti al marketing vedevano i dati come qualcosa di statico e si affidavano a dei semplici report, ma oggi le informazioni sono più accessibili, dinamiche e comprensibili; tutto questo non solo apre una serie di nuove opportunità per l’ottimizzazione del messaggio, ma soprattutto stimola i marketer a diventare sempre più agili e responsivi“.

Inoltre, secondo una ricerca di Insights Reports, circa il 64% dei dirigenti d’azienda statunitensi intervistati nel corso di un’indagine specifica per valutare questa particolare tendenza, hanno dichiarato che il data-driven marketing è essenziale per il successo nell’ambito dell’odierna economia globale iper-competitiva. Ciò non significa semplicemente utilizzare i Big Data ma fare leva sui numeri per la segmentazione avanzata, la messa a punto dei test A/B, la definizione di migliori strategie ed una maggiore comprensione del cliente.

3. Creazione “collettiva” di contenuti

Cosa significa utilizzare il “crowd sourcing” per la messa a punto di messaggi relativi al proprio marchio? In una realtà in cui da un lato i consumatori guardano con sempre maggiore sospetto la comunicazione autoreferenziale delle imprese e dall’altro i social media manifestano un inesauribile bisogno di contenuti, l’attenzione del marketing deve focalizzarsi non più sulla semplice produzione di materiale “istituzionale”, ma sul supporto della creazione spontanea di commenti, testimonianze e documenti di ogni tipo da parte del pubblico – purché il tutto sia organicamente connesso al brand.

YouTube rappresenta un esempio perfetto di questa tendenza: le ricerche hanno dimostrato infatti che il 99% dei contenuti in cui si fa riferimento ad un qualunque marchio, sono stati realizzati e caricati dagli stessi clienti.

Matt Gibbs, co-fondatore e chief marketing officer di Upshow, un’impresa che si occupa di social marketing prevede che: “i contenuti generati dai clienti passeranno dall’essere un nuovo stile di comportamento dei consumatori ad un tema primario per il marketing; i giorni in cui i post pubblicati dalle aziende stesse sui social media avevano un certo impatto sul pubblico, sono finiti: oggi si tratta invece di stimolare ed ispirare il più possibile le persone a parlare del brand su canali come Instagram, Twitter, Facebook e Snapchat“.

4. Il marketing basato sul parere degli esperti (influencer)

Nel marketing, i contenuti hanno un ruolo fondamentale: una ricerca di Smart Insights del 2016, ha messo infatti in evidenza che il Content Marketing è considerata l’attività digitale con il maggiore impatto commerciale (22% delle risposte), mentre al secondo e terzo posto – come è facile intuire – sono state indicate rispettivamente la Marketing Automation ed i Big Data. Tuttavia, senza un sistema adeguato per la loro efficace distribuzione (e fruizione) anche i migliori contenuti non servono ad un gran che.

È dunque a questo punto che entrano in gioco gli influencer; come sostiene Jeff Bullas, un guru del marketing: “gli esperti che pubblicano online ed i blogger di nicchia consentono alle imprese di coinvolgere un’ampia audience; essi non solo offrono la capacità di raggiungere gli utenti a livello globale, ma anche quella di comunicare fiducia e credibilità. Le aziende, quindi, sono disposte a pagare per ottenere la loro attenzione“.

I blogger che vantano un numeroso seguito di persone sono consapevoli della situazione, ed il fatto di promuovere i contenuti tramite questi influenzatori è diventato non solo una specie di business, ma anche una nuova tattica di marketing capace di fare una notevole differenza.

Secondo una ricerca effettuata da GroupHigh sull’Influencer Marketing, almeno l’85% dei blogger influenti ricaverà denaro grazie alla pubblicazione di post favorevoli ad un particolare marchio e molti di questi influencer sono in attesa di poter offrire i loro servizi. In pratica, gli esperti indipendenti, obiettivi, imparziali e (per questo) rispettati, stanno diventando ingranaggi preziosi della complessa macchina del Content Marketing.

5. Marketing globale per tutti

Oggi la concorrenza è globale, cioè si trova in ogni parte del mondo – così come i potenziali clienti. Quindi concepire attività di marketing indirizzate esclusivamente ad una specifica area geografica sta diventando una pratica obsoleta, mentre le imprese seriamente impegnate nell’obiettivo di accrescere il loro fatturato, stanno progettando campagne e siti web di conseguenza – anche se non hanno ancora messo in campo piani precisi per espandersi in tutto il mondo.

Inutile aggiungere che i messaggi generici del tipo “uno va bene per tutti” sono fuori gioco, mentre entrano in campo attività di emailing, landing page ed inviti all’azione (call to action) localizzati per specifici paesi; ciò significa sviluppare contenuti in differenti lingue e rendere disponibili varie modalità di contatto in funzione, ad esempio, dei diversi fusi orari e delle divise locali – senza contare che le imprese devono imparare a pensare in modo globale nel presentare le loro offerte.

Martin Roll, stratega aziendale, avverte che: “i marchi che vantano un buon livello di successo su scala mondiale sono gestiti in modo da bilanciare l’uniformità e la coerenza del messaggio con la capacità di declinarlo secondo le specificità locali per ottenere il massimo vantaggio. Senza un certo margine di libertà che consenta di cogliere esigenze ed opportunità a livello locale, infatti, il rischio è quello di diventare irrilevanti“.

In sintesi

I contesti di riferimento del marketing stanno cambiando e le aziende devono in qualche modo adattarsi: dalla necessità di automatizzare le attività e di basarsi di più sui dati al fare maggiore affidamento sul pubblico per promuovere la “brand awareness”, le imprese sono – ancora una volta – di fronte alla scelta (obbligata) tra evolvere o scomparire. In definitiva si tratta di una sorta di selezione naturale, in cui il marketing può contribuire a garantire il futuro delle organizzazioni più agili e lungimiranti.

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