AI + IoT = Marketing Estremo

Oggi si sente parlare di nuove tecnologie come IoT (Internet delle cose) e Intelligenza Artificiale (AI); senza dubbio si tratta di “effetti collaterali” della rivoluzione digitale che stiamo vivendo e che sta profondamente modificando il modo in cui comunichiamo e lavoriamo.

La miniaturizzazione dell’elettronica, la velocità della trasmissione dei dati, la diffusione dei dispositivi mobili, la crescente capacità di memoria e la potenza di calcolo – il tutto trasferito dai datacenter e dall’informatica aziendale agli ambiti domestici, alle fabbriche ed alle persone (tramite apparecchiature indossabili: wearable) – stanno trasformando gli scenari ed i contesti di riferimento per ogni attività, incluso il marketing.

Innovazioni come l’Internet delle cose e l’Intelligenza Artificiale stanno per fare il loro ingresso nel mondo del marketing e promettono – ancora un volta – di cambiare le regole del gioco

L’avvento del web e della mobilità hanno impattato fortemente sul modo di fare marketing, offrendo alle imprese la possibilità di comunicare in modo diretto e personalizzato con i loro clienti potenziali ed effettivi; inoltre, le nuove tecnologie consentono di scoprire molte informazioni sui contatti, individuarne abitudini, preferenze ed interessi, permettendo di stabilire con loro un dialogo coerente e rilevante, oltre che condiviso, per proporre contenuti e pubblicità mirati – e perciò molto più efficaci di un tempo.

Ma la corsa della tecnologia non si arresta, ed ecco che si inizia a parlare di oggetti intelligenti e di macchine capaci di “pensare”; questo significa che i primi consentiranno sia di raccogliere ulteriore marketing intelligence dal mondo reale, sia di comunicare in modo ancora più pervasivo con l’audience – mentre le seconde promettono di amplificare notevolmente questa conoscenza rendendola predittiva e capace di descrivere fenomeni sociali complessi, con tutte le implicazioni che questo può avere nell’ambito delle strategie di creazione e promozione di nuovi prodotti e servizi.

Intelligenza Artificiale: lo stato dell’arte

E’ da parecchio che si discute di AI (a cominciare dalla fantascienza) ma oggi, benché non si possa ancora parlare di macchine pensanti e di “creatività”, questa branca della computer science ha fatto grossi passi avanti: la maggiore potenza di calcolo e nuove architetture elaborative consentono infatti di implementare sofisticati algoritmi per l’autoapprendimento, il riconoscimento di immagini e parole, nonché la capacità di comprendere i contenuti semantici dei testi e di effettuare traduzioni sempre più accurate – oltre che elaborare strategie, come nel gioco degli scacchi.

Ma le capacità dell’Intelligenza Artificiale si estendono anche all’analisi multidimensionale di dati non strutturati, alla scoperta di correlazioni nascoste e di “nessi causali” – moltiplicando così il livello di precisione con cui è possibile descrivere fenomeni complessi come le dinamiche sociali o economiche, nonché sistemi come l’atmosfera ed i suoi rapporti col clima e con gli eventi meteorologici.

L’Intelligenza Artificiale si nutre di Big Data e riesce a “leggerli” in modo rapido e preciso, traendone informazioni e conoscenza che consente alle imprese di pianificare e decidere in modo più razionale ed informato, o di produrre massimizzando l’efficienza; oggi si parla infatti di economia “data driven”, sottolineando che alla base di tutto ci sono i dati.

Nel marketing siamo abituati ad avere a che fare con le informazioni: sul mercato, sui contatti e sui prodotti, ma l’AI promette di incrementare moltissimo la nostra capacità di “leggere” fra le pieghe del comportamento sul web dei clienti reali e potenziali per proporre loro – sia sulla base delle preferenze individuali che dei grandi numeri – soluzioni su misura e quindi più facilmente vendibili.

Insomma: l’AI, nel marketing può portare le tecniche di profilazione dinamica e di segmentazione dell’audience ad un nuovo livello, così da rendere personalizzazione ed efficacia della comunicazione ancora più elevate.

IoT: che cosa significa veramente

Ogni cosa che contenga al suo interno un microcontroller o un microprocessore collegato in qualche modo alla rete – e che sia perciò “intelligente e connessa” fa parte del mondo dell’IoT; tuttavia questo non significa molto, a meno di non spiegare le modalità ed i possibili ambiti di applicazione in cui è possibile esprimere questa tecnologia.
IoT vuol dire Smart TV, elettrodomestici intelligenti, domotica, robotica, gestione e distribuzione dell’energia, fabbrica 4.0, smart city, automobili a guida autonoma, controllo del traffico, apparecchiature biomediche, logistica avanzata e molto altro – inclusi i contatori di luce e gas.

Grazie all’IoT, ogni cosa può assumere nuove caratteristiche, raccogliere e trasmettere informazioni, ricevere comandi, assistere le persone in una quantità di compiti vecchi e nuovi… In pratica, un’infrastruttura informatica dotata di dispositivi intelligenti alla sua periferia dispone di una sorta di sistema sensoriale e motorio capillare, capace di metterla in relazione diretta con in mondo reale.

Ma non pensiamo soltanto ai magazzini robotizzati, alle case in cui luci e riscaldamento si adattano automaticamente al clima ed alle abitudini delle persone o alle automobili che parcheggiano da sole (e comunicano continuamente con gli altri veicoli e con la rete stradale): l’IoT è anche un modo nuovo di vivere e lavorare attraverso strumenti di connessione con la rete assolutamente nuovi, leggeri e dotati di grande autonomia, oltre che capaci di interagire con gli utenti attraverso strumenti che non sono più tastiera, mouse o touch screen. Parliamo infatti di comandi vocali e di display che operano in sovrapposizione al campo visivo e quindi sia di realtà aumentata che di “mixed reality”: una sorta di realtà virtuale “quasi immersiva” in cui oggetti reali e virtuali coesistono nel nostro orizzonte percettivo offrendoci una sorta di “extrasensorialità”.
In pratica possiamo ricevere informazioni aggiuntive sulle cose che vediamo o tocchiamo e, contemporaneamente, parlare con l’ologramma di un’altra persona che si trova fisicamente in un altro luogo, ma la cui immagine ci è visibile come se si trovasse realmente accanto a noi.
Ulteriori dispositivi possono infine amplificare le nostre percezioni tattili e rendere ancora più coinvolgente l’esperienza della “telepresenza”.

AI, IoT e marketing

Quello che abbiamo appena detto può far pensare ad un film di fantascienza ma, per quanto incredibile, è frutto di tecnologie già disponibili ed in fase di sperimentazione avanzata in ambiti come la simulazione e la formazione – oltre che il settore dei videogame e dell’entertainment.
In ogni caso l’IoT è una realtà che produce enormi volumi di dati – dati che vanno elaborati per estrarne conoscenza, ovviamente grazie all’Intelligenza Artificiale.

Le implicazioni per il marketing riguardano non solo il modo in cui i Big Data saranno utilizzati ma anche il fatto che, specie grazie ai dispositivi indossabili, le modalità sia di raccolta di informazioni sugli utenti che di interazione con loro, saranno molto più articolate e coinvolgenti. Pensiamo, ad esempio, ad uno spot in realtà aumentata, magari contestualizzato in base al luogo, alla situazione ed ai bisogni di ogni singola persona… Ma c’è di più: AI e IoT sono “complementari”, così come lo sono il cervello, gli organi di senso e le mani: i dispositivi intelligenti trasmetteranno molti dati da cui sarà possibile ricavare la conoscenza con cui rendere più “intelligenti” e consapevoli gli oggetti – ogni tipo di oggetto.

Per il marketing questo significa aggiungere più intelligenza e prossimità, più capacità di ascolto e di proposta, così da prevenire problemi e necessità suggerendo soluzioni più efficaci e vantaggiose. Un sogno? Forse.

Il Marketing Estremo

Una forma di marketing potenziato da queste tecnologie potrebbe essere a buon titolo definito estremo – estremo nelle sue capacità di cogliere ogni opportunità e di spingere i consumatori all’acquisto, così come facevano i bravi venditori di una volta: conoscevano bene i loro clienti, erano un po’ psicologi e alla fine trasformavano il processo di vendita in quella che gli acquirenti interpretavano come la felice risoluzione di un loro problema.

Tutto questo, però, non si ottiene gratis: la tecnologia va assimilata prima di essere applicata, le infrastrutture devono essere pronte e le persone devono poter vivere il cambiamento in modo positivo – né come una minaccia, né come un’imposizione, o tanto meno un attentato alla loro privacy.

Quello che può trasformare il sogno in un incubo, è il fatto che il marketing estremo diventi troppo invasivo – non insistente o noioso (cosa che dovrebbe essere esclusa dal suo alto livello di intelligenza) ma invadente, per non dire importuno, in quanto capace di tracciare ogni aspetto della vita in rete (ma anche nel mondo reale) delle persone.

Già oggi si sa moltissimo di noi, sia nell’ambito dei motori di ricerca che dei social media e l’uso che si fa di questa conoscenza è limitata alla pubblicità inquadrata nell’ambito delle normative sulla protezione della privacy; tuttavia la conoscenza è potere ed il potere fuori controllo genera pericoli – anche gravi. Forse che il nostro futuro sia una via di mezzo tra la visone di George Orwell ed un realtà-come-in-un-videogame da film post-apocalittico?

Come sempre nessuna tecnologia in sé è buona o cattiva: la differenza la fanno i modi in cui la si applica; certamente, però, il potenziale di AI e IoT è immenso.

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