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Alcuni semplici modi per finire (certamente) nello SPAM

Da tempo sentiamo parlare di SPAM come di una cosa noiosa (se non fastidiosa) – in particolare quando ci riferiamo alla posta elettronica. Quello che forse non tutti sanno, è che il nome deriva da una marca di carne in scatola.
Come mai questa strana associazione? Ci sono probabilmente due ragioni: la prima trae origine da uno sketch comico del Monty Python’s Flying Circus del 1970, in cui una cameriera insiste in modo surreale a proporre piatti a base di SPAM; la seconda discende dal fatto che quella carne in scatola costituì l’unico cibo nutriente disponibile in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale, per cui il termine SPAM ha indicato qualcosa di inevitabilmente onnipresente, fino a stufare. Una curiosità: si ritiene che il primo SPAM via email della storia sia stato inviato il 1º maggio 1978 dalla DEC, al fine di pubblicizzare un nuovo prodotto, a tutti i destinatari ARPAnet della costa ovest degli Stati Uniti, ossia alcune centinaia di persone.

Alcuni semplici modi per finire (certamente) nello SPAM
photo credit: Lee Edwin Coursey Just Add SPAM via photopin (license)

Tornando al marketing, cerchiamo di capire in che modo possiamo intervenire (dove e possibile) per evitare che i nostri messaggi di posta elettronica finiscano nello SPAM.

Lo SPAM è qualcosa che andrebbe assolutamente evitato in quanto si tratta di una comunicazione non necessaria, non voluta, non gradita e, a volte, pericolosa (dato che può veicolare diversi tipi di malware). Senza contare il fatto che, per non affliggere eccessivamente gli utenti, sono state messe a punto contromisure efficaci sì, ma che generano anche parecchi falsi positivi, il che riduce l’efficacia del canale email per chi desidera farne un utilizzo corretto

Prima di tutto va spiegato che il fattore responsabile di classificare un messaggio come SPAM è uno speciale algoritmo presente nei programmi che gestiscono la posta elettronica – e ciascun operatore possiede i suoi specifici filtri; questa è la ragione per cui uno stesso messaggio può essere bloccato da un sistema di email e non da un altro. Sfortunatamente, questi criteri sono noti soltanto ai programmatori che li hanno implementati; tuttavia, dobbiamo essere consapevoli non solo del fatto che non tutti i servizi di posta possono accettare come legittimo un nostro particolare messaggio, ma anche che possiamo fare qualcosa per influenzare in modo positivo il processo di selezione.

Dunque, dove possiamo intervenire? Certamente nell’ambito dei nostri comportamenti di mittenti, lavorando sulla lista dei contatti, sulla creazione dei messaggi e sulle modalità di invio.
Vediamo ora di approfondire il concetto, enfatizzando le cose da NON fare.

SPAM – Il database dei contatti

Dimentichiamo la pulizia annuale del database e trascuriamo di mettere in evidenza in modo più o meno automatico gli indirizzi errati; inoltre evitiamo di prendiamo in considerazione le raccomandazioni espresse dal cosiddetto “permission marketing”, che impongono regole di comportamento ben precise. Se vogliamo essere sicuri al 100% che i nostri messaggi siano classificati come SPAM, allora dobbiamo semplicemente fare in modo che il nostro database:

  • provenga da fonti non qualificate – per non dire sospette
  • non sia aggiornato da parecchio tempo e contenga perciò tanti indirizzi inattivi
  • includa parecchi indirizzi del tipo info@ e office@
  • sia costituito per la maggior parte da elementi che hanno in comune lo stesso nome di dominio

ed inoltre che i nostri contatti:

  • ricevano da noi una enorme quantità di messaggi in un breve lasso di tempo
  • trovino le nostre email insignificanti o abbastanza fastidiose da etichettarle loro stessi come SPAM.

SPAM – Il mittente del messaggio

Se inviamo un messaggio indicando come mittente una persona che lavora in azienda (ad esempio: nome.cognome@nome_azienda.com) oppure se utilizziamo una piattaforma di Marketing Automation per segmentare i contatti ed utilizziamo diversi mittenti per ciascun gruppo di destinatari in funzione del tipo di messaggio e, infine, se indichiamo come indirizzo a cui inviare la risposta lo stesso del mittente, allora rischiamo di perdere il titolo di “migliore spammer dell’anno” e persino che qualcuno riceva, apra e legga i nostri messaggi.
Se, invece, desideriamo essere sicuri ancora una volta che le nostre email finiscano sistematicamente nella spazzatura, allora dobbiamo impegnarci e creare il giusto indirizzo del mittente:

  • primo: gli indirizzi del mittente e quello a cui inviare le risposte devono essere completamente diversi (in particolare quello a cui inviare le risposte è meglio che sia sospetto)
  • secondo: utilizzare un nome di dominio presente nel maggior numero possibile di blacklist (liste nere, ovvero elenchi di mittenti non affidabili o potenzialmente fraudolenti)

SPAM – L’oggetto del messaggio

Creare il titolo giusto per un messaggio di posta è una forma d’arte; tuttavia esiste una serie di trucchi infallibili per incrementare in modo significativo le probabilità che il sistema di posta classifichi le nostre email come SPAM. Ecco i migliori:

  • UTILIZZARE SOLO CARATTERI MAIUSCOLI
  • scrivere le p.ar.o.l.e intercalando lettere e punti
  • $$$$ in$erire caratteri come il dollaro o i simboli di altre divise
  • utilizzare frasi che ricordino i tipici messaggi di SPAM come: compra subito, straordinario sconto, offerta solo per te, incredibile affare, ecc.
  • aggiungere al messaggio molte immagini e caratteri speciali o simboli come ???? !! :D:D

Un esempio perfetto:
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SPAM – I contenuti del messaggio

Anche quest’area richiede una solida preparazione: non basta chiedere ai nostri contatti – con grande spontaneità e simpatia – che ci forniscano il numero della loro carta di credito o, magari, anche il PIN (il che sarebbe loro di grande aiuto per capire che la nostra non è affatto una richiesta legittima); un vero messaggio SPAM deve anche rigorosamente rispettare alcune condizioni:

  • includere una quantità di immagini assolutamente sproporzionata rispetto ai testi, fino a diventare praticamente ingestibile
  • trascurare sistematicamente di aggiungere le descrizioni alternative alle immagini – i sistemi di posta non sono in grado di elaborare i contenuti di tipo grafico e si “fidano” delle didascalie per stabilire se un elemento può essere potenzialmente dannoso; se queste mancano, considerano la cosa come sospetta
  • omettere i titoli delle immagini (stessa considerazione del punto precedente)
  • utilizzare in modo massiccio elementi di testo (come per il titolo) che suggeriscano intenzioni commercialmente poco corrette, ad esempio: compra, sconto, ordina, subito, ecc.
  • contenere allegati – più sono grandi, meglio è
  • evitare di inserire il link ad un video o ad un’immagine disponibili in nel nostro sito web ed invece caricarli direttamente nel messaggio – non solo lo appesantiremo, ma sarà anche impossibile sapere chi era interessato a questo contenuto (se fosse stato scaricabile, avremmo potuto monitorare quest’operazione)
  • nascondere accuratamente la clausola di opt-out (la possibilità di cancellarsi dalla lista di distribuzione) – non si sa mai che se qualcuno la vedesse potrebbe utilizzarla!

In conclusione

Tutto chiaro? Adesso basta aggiungere qualche rifinitura, come utilizzare tre nominativi diversi per la firma, il mittente ed il destinatario delle (eventuali) risposte; naturalmente, affinché il nostro obiettivo di finire nello SPAM sia raggiunto con pieno successo, assicuriamoci di inviare i messaggi a tutti i contatti CONTEMPORANEAMENTE e SPESSO – e non stiamo ad ascoltare chi suggerisce di segmentare l’audience – o peggio – di personalizzare le comunicazioni. Il risultato così sarà GARANTITO!

Ovviamente, se desiderate che le vostre campagne email funzionino (nel modo corretto) fate esattamente l’opposto di quello che (scherzosamente e con un po’ di ironia) abbiamo suggerito – anche perché capita di fare simili errori ed è proprio dagli sbagli che si può capire come migliorare.

Infine ricordiamoci che non possiamo cambiare il metodo in cui i sistemi di posta trattano i messaggi, ma possiamo ugualmente impostare la nostra comunicazione in modo che sia di ottima qualità (anche sul piano formale, oltre che sostanziale), così che i filtri la identifichino come valida ed affidabile e la consegnino ai destinatari, anziché classificarla come SPAM.

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